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La Repubblica di Lucca e le sue monete nel periodo delle fiere di settembre nel 1700

Per la città di Lucca il mese di settembre è, storicamente, il mese delle fiere. E storicamente parlando, quelle della nostra città hanno radici antiche, addirittura secolari. Nel corso del XVIII secolo, è questo il periodo storico che andremo a scoprire, la fiera era un momento importante perché venivano venduti i tessuti, il bestiame, gli uccelli e tutti i generi di prima necessità, un po’ come accade oggi, ma l’aspetto importante era che all’epoca, in quel mese, si concentrava tutto il lavoro di un intero anno. Gli artigiani, gli orefici, i ricamatori e tutti i mestieri e le attività commerciali attendevano quell’appuntamento per realizzare il guadagno frutto della proprie fatiche. Lucca Live, per andare a scoprire i cenni storici e le curiosità di questo evento stagionale che ha origini centenarie, ha incontrato uno storico, un profondo esperto della storia di Lucca ma vista attraverso lo studio e con una profonda conoscenza di quella cosa che serviva a comprare e vendere beni senza ricorrere al baratto, ovvero la moneta. Edoardo Puccetti è il direttore commerciale del Collegio dei Monetieri della provincia di Lucca e lo abbiamo incontrato all’interno del Museo della Zecca dove ad accoglierci abbiamo trovato Roberto Orlandi, direttore e maestro incisore, il cosiddetto magister monetae, del Museo stesso. “Il mercato più importante della fiera del settembre – ci ha spiegato Puccetti – era quello dei grandi animali come le mucche, i cavalli e gli asini. Bisogna pensare però che la fiera di Lucca era una fiera internazionale ma non nell’accezione attuale. Chi viveva appena fuori dei confini della Repubblica di Lucca, per commerciare al suo interno, doveva cambiare la moneta, che si trattasse di un abitante di Pisa o di chi provenisse semplicemente dalla Garfagnana che all’epoca, però, era dominio estense. Arrivando a Lucca, chi voleva acquistare la moneta della Repubblica doveva però necessariamente passare dai cosiddetti “scambiatores”, che erano sparsi nella città e che cambiavano i soldi agli stranieri”.

Quindi, nel ‘700, nella Repubblica di Lucca, circolava e si spendeva solo denaro lucchese e la moneta più importante, di maggior valore, era indubbiamente lo scudo, che ha attraversato tutto il secolo e rappresentava il prestigio della città, la solidità della sua economia, oltre ad essere un simbolo di sovranità. In tal senso va ricordato quindi lo Scudo Lucchese detto del “San Martino“, con la “Doppia”, la “Mezza Doppia” e “La Quadrupla” (doppia da due), con cui venivano indicate monete d’oro del valore di due scudi o di un doppio zecchino. “Lo scudo – precisa Puccetti – era una moneta bellissima ma non alla portata di tutti, ovviamente. Quindi, ciò che circolava quotidianamente era il cosiddetto denaro “minuto”. Qui a Lucca c’era anche la moneta detta “Santa Croce”, perché era l’unica che portava sulla faccia la figura del nostro Volto Santo per intero. La moneta “Santa Croce” valeva, all’epoca, 25 “bolognini”, mentre poi circolavano altri scudi, come appunto quello di “San Martino”, che valeva 75 “bolognini”. Nelle fiere dove avveniva il commercio dei grandi animali, quindi, circolavano gli scudi mentre, per tutto quello che riguardava gli acquisti minori, la moneta corrente e più utilizzata era il “bolognino”. Ma la moneta di Lucca ha sempre avuto un grandissimo valore commerciale e questo, oltre che per la bravura dei maestri incisori, per “merito” del nostro “Volto Santo”, il crocifisso ligneo tanto caro ai lucchesi e custodito nella cattedrale di San Martino. Qual è il motivo? “Se andiamo sotto il loggiato del Duomo di Lucca – puntualizza Puccetti – possiamo vedere una scritta che è denominata “giuramento di Rangerio”, che è stato vescovo alla fine del XII secolo. Quando furono completate le arcate del Duomo, che prima non c’erano, gli “scambiatores”, che stazionavano davanti al Duomo anche in condizioni climatiche avverse, trovarono riparo sotto “la casa del Signore” ma furono costretti a fare un giuramento. Il giuramento imponeva loro di operare con la massima onestà dal momento che il loro lavoro avveniva in un luogo sacro. Per questo la moneta con raffigurato il “Volto Santo” era garantita in tutto il mondo”.

Ed in tal senso la moneta di Lucca è stata trovata addirittura sotto le mura di Costantinopoli, così come in paesi del nord e dell’est Europa. “L’effige del “Volto Santo” garantiva la bontà della moneta – conclude Puccetti – ma fu importantissima anche la qualità del materiale utilizzato, che si trattasse di oro o di argento, nonché la sua bellezza come oggetto in sé stesso. La Zecca di Lucca è sempre stata rinomata in tutto il mondo, è nata a metà del VII secolo dopo Cristo ed ha battuto moneta fino al 1843 quando, Carlo Ludovico di Borbone vendette lo Stato ai Fiorentini”. Tredici secoli di storia di attività della Zecca di Lucca quindi, che sono passati anche attraverso la “semplicità” delle fiere ma che, in realtà richiedeva lo “ius scudendi”, che era il diritto di battere moneta, ovvero la facoltà esclusiva e legalmente riconosciuta ad un’autorità sovrana come un re, un imperatore, un signore feudale o una libera città-stato, di coniare monete d’oro, d’argento o di altri metalli. Ora come allora, il Collegio dei Monetieri dell’Antica Zecca di Lucca riproduce fedelmente le monete dell’epoca. E per poterle osservare da vicino, assieme a tutti gli strumenti che ruotavano attorno ad esse, dal torchio per il conio ai bilancini di precisione per la loro misurazione e tanto altro, è sufficiente fare visita al Museo della Zecca che si trova nella Casermetta San Donato sulle Mura di Lucca, luogo dedicato alla scoperta di una delle realtà storiche, culturali ed economiche più prestigiose della città.

Fabrizio Perotti

Luccalive
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