Turandot è l’ultima e celebre opera lirica, in tre atti e cinque quadri, di Giacomo Puccini, lasciata incompiuta a causa della morte del compositore ed in seguito completata da Franco Alfano. Il Centenario di Turandot offre quindi l’occasione per rivisitare ed approfondire l’ultimo capolavoro pucciniano. Il libro “Puccini e Alfano”, uscito da poco per i tipi di Tralerighe Libri, è stato scritto da Emiliano Sarti e Lisa Domenici. Al primo si deve la parte su Turandot, all’altra la sezione su Alfano. Il libro ripercorre la genesi dell’opera ed il suo successo nei principali teatri italiani ed europei dove, già nel 1926, ebbe molte esecuzioni, ed analizza le fonti del libretto. La fiaba della principessa cinese ha una lunga storia ed è stata sviluppata da vari autori in diverse forme, dal semplice racconto all’opera teatrale. Il primo che la trattò fu il persiano Nezami, vissuto tra il 1141 ed il 1209. Poi il soggetto ebbe molta fortuna nel corso del Settecento, quando scrittori francesi ne proposero alcune versioni nel giro di pochi decenni. Quando la fiaba interessò Carlo Gozzi aveva pertanto alle spalle una lunga storia e l’autore veneziano la consegnò ai secoli futuri nei suoi tratti fondamentali e più caratteristici. Puccini ed i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni si rifecero al lavoro di Gozzi ed alla traduzione operata da Schiller. Un tema molto affascinante, ma di difficile soluzione, è quello relativo all’ipotesi che Puccini ed i librettisti abbiano conosciuto, oltre a Gozzi, anche altre versioni della fiaba. Ci sono alcuni indizi che farebbero pensare che, effettivamente, musicista e librettisti le abbiano avute presenti. Nel libro si cerca di affrontare anche questo problema e di suggerire qualche soluzione. Per ciò che concerne gli autori, Emiliano Sarti si è laureato in Lettere a Pisa con una tesi in Letteratura greca. Vive a Lucca ed ha insegnato per molti anni Latino e Greco al Liceo Classico “N. Machiavelli”. I suoi interessi vertono principalmente sulla letteratura greco-latina e, appunto, su Giacomo Puccini. Sulla figura del grande maestro ha scritto una biografia, “Il mio mistero è chiuso in me” e la storia delle opere pucciniane rappresentate al Giglio “Puccini al Giglio. Le opere di Puccini al teatro di Lucca”. In occasione del centenario pucciniano ha pubblicato “Dalla mia casa son partito. Spigolature pucciniane inedite fra Torre del Lago e l’America”, scritto con Lisa Domenici. Lisa Domenici è critico musicale e giornalista, autrice di saggi divulgativi e di svariati volumi, fra cui Il Festival Puccini di Torre del Lago, “Le signore Butterfly” dedicato alle prime interpreti Rosina Storchio alla Scala, Salomea Kruceniski a Brescia e Maria Farneti a Napoli. “All’opera. Viaggio nei teatri di Livorno, Lucca, Pisa e Torre del Lago”, con E. Arrighi. “Rosetta Pampanini storica Butterfly”. “Dalla mia casa son partito. Spigolature pucciniane inedite fra Torre del Lago e l’America”, con E. Sarti. Il Centenario di Turandot offre anche la possibilità di parlare di Franco Alfano, il compositore napoletano che ha legato la sua fama principalmente, se non esclusivamente, al completamento di Turandot. Ma Alfano è ben altro, ossia un compositore con un linguaggio musicale che all’epoca parve rivoluzionario. Appassionato di letteratura indiana, musicò anche alcune liriche di Tagore e scrisse il suo capolavoro, “La leggenda di Sakùntala”, tratto dal poema di Kalidasa, nel 1921. In questo libro viene esplorato, in modo particolare, il catalogo operistico di Alfano sino a quell’anno.
Fabrizio Perotti


