L’ACQUEDOTTO DI LORENZO NOTTOLINI

0
104

L’acquedotto in stile romano costituisce un’opera di grande rilevanza del capannorese Lorenzo Nottolini, l’architetto che nacque a Segromigno in Monte divenuto poi famoso per la sua attività al servizio del regio ducato di Lucca svolta dal 1818 al 1848.

La questione dell’approvvigionamento di acqua alla città di Lucca era molto sentita ed esistevano reali problemi di carattere igienico. Infatti, mentre le famiglie benestanti della città si facevano portare l’acqua direttamente dalle colline circostanti, quelle meno abbienti si approvvigionavano ai pozzi, la cui acqua era però impura e malsana, causando spesso epidemie.

Già nel 1732, Giuseppe Natalini realizzò uno studio per prelevare l’acqua da Badia di Cantignano, ma successivamente, nel 1763, fu deciso di attingerla dai monti che sovrastano Guamo. I lavori però non iniziarono mai realmente, fino a quando nel 1822 Maria Luisa di Borbone espresse con decisione il desiderio di dotare Lucca di acqua di ottima qualità e deliberò la costruzione dell’acquedotto attribuendo l’incarico a Lorenzo Nottolini.

L’opera iniziò nel 1823 e venne interrotta più volte, per poi terminare definitivamente nel 1851.

Collocato per gran parte nel territorio capannorese, l’acquedotto si presenta come un’opera monumentale lunga oltre 4 chilometri ed è caratterizzato dall’unione di un elegante classicismo con un’architettura semplice e severa.

E’ costituito da una fila in linea retta di 459 archi in pietra e laterizio alti 12 metri, sulla cui sommità si trovano due canali per lo scorrimento delle acque. Per rendere l’intera struttura più stabile, furono costruiti 28 contrafforti allo scopo di rinforzare i pilastri. Purtroppo alcune arcate furono abbattute per permettere la costruzione della rete autostradale. L’acquedotto attraversa la pianura lucchese portando le acque dalla frazione di Guamo, ai piedi del Monte Pisano, fino al tempietto sito in località S. Concordio.

Secondo il progetto di Nottolini, l’acqua veniva prelevata a Guamo da 18 fonti e poi convogliata nel tempietto-cisterna a pianta circolare costruito nel periodo 1823-1825. Da lì veniva filtrata mediante il passaggio fra sassi e sbarrature ideate per permettere il deposito delle impurità e poi immessa nei canali che la conducevano alle porte della città.

Nottolini realizzò due differenti vie per l’acqua a seconda della provenienza: nello specifico, le acque di sorgente venivano inviate attraverso una via privilegiata alle fonti pubbliche e private di Lucca, mentre le altre alimentavano le fontane monumentali della città. Questa diversificazione della destinazione denota la volontà di Nottolini di privilegiare le acque più pure e di avvalersene principalmente per usi potabili.

L’acquedotto termina nel tempietto di San Concordio, edificio a pianta circolare in stile neoclassico dorico, all’interno del quale l’acqua veniva raccolta in una vasca doppia di marmo. Nottolini prestò molta attenzione ai dettagli, aspetto che si esplicita ad esempio nella realizzazione di un sistema mobile attorno alla cisterna per preservare i tubi di ferro dalla rottura causata dalla dilatazione termica. Dal tempietto di S. Concordio l’acqua veniva poi inviata verso la città, dove alimentava il complesso sistema di fontane passando sotto il Baluardo San Colombano.

Da rilevare che inizialmente l’acquedotto avrebbe dovuto condurre le acque direttamente all’interno delle mura urbane, ma Nottolini non volle danneggiare la suggestiva cinta muraria, per cui modificò il progetto eliminando le arcate che avrebbero dovuto collegare la struttura dell’acquedotto al Baluardo.

Tratto da https://www.capannori-terraditoscana.org/home/