“Dio Ride”, il nuovo film di Giovanni Veronesi con protagonisti Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, chiuderà la XXII edizione del Lucca Film Festival. La proiezione della pellicola che si terrà domenica 4 ottobre al Cinema Moderno alle ore 16, presentata in anteprima e fuori concorso nella serata di chiusura della 83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e che uscirà nelle nostre sale il 29 ottobre, segnerà il passaggio di testimone fra il Lucca Film Festival e gli Incontri del Cinema d’Essai, in programma dal 4 all’8 ottobre, e coinvolgerà altre cento 100 sale in tutta Italia. La storia del film racconta che, nel cuore del ‘600, c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui, ed è Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino. Mentre la Chiesa predica in latino, Fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini, capace anche di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura. Il Papa decide così di affidare il caso al cardinale Maculani, Silvio Orlando, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasformerà in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che prima sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani, e di chi come lui è stato colto dal dubbio, prenderanno direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri. Il talento di Pierfrancesco Favino è cosa ben nota a tutti. Nel nostro cinema si è reso protagonista di interpretazioni che gli hanno ritagliato uno spazio importante, e che gli sono valse anche innumerevoli riconoscimenti a livello internazionale. Famoso per ruoli intensi come in “Comandante”, “Il traditore”, “Il Colibrì”, “Gli anni più belli” e tanti altri, ed affermatosi in via definitiva dopo aver vestito i panni di Gino Bartali nell’omonima miniserie televisiva, Favino ha recitato in innumerevoli opere italiane ma anche in vari film hollywoodiani, diventando uno degli attori italiani più affermati della sua generazione. Nato nella capitale nel 1969, nella sua romanità ha però anche radici pugliesi dal momento che entrambi i suoi genitori arrivano da Candela, piccolo paese in provincia di Foggia, cosa che lui ama ricordare. Ha debuttato nel cinema italiano nel 1995 con il film “Pugili” di Lino Capolicchio, dopo un esordio televisivo nel 1991 con il film “Una questione privata” diretto da Alberto Negrin. Nei primi anni della sua carriera ha partecipato anche a B.B.K. Baby Bounty Killer (1996), Il principe di Homburg (1997) e L’ultimo bacio (2001) di Gabriele Muccino, che lo ha reso noto al pubblico. Poi, un passo dopo l’altro, Favino è diventato uno dei volti italiani più richiesti anche all’estero. Oggi Pierfrancesco Favino vive a Roma con la sua compagna, l’attrice Anna Ferzetti, e le loro due figlie, Greta e Lea. La loro casa si trova a Testaccio, quartiere popolare della Capitale. Silvio Orlando è nato nel 1957 a Napoli, nel quartiere del Vomero, da padre originario di Pesco Sannita, in provincia di Benevento e da madre napoletana. Nel 1975 esordì come musicista, suonando il flauto traverso nel complesso del Centro Culturale Giovanile del capoluogo campano. L’anno successivo intraprende la carriera di attore nella scena teatrale napoletana, per poi passare al cinema, in cui lavora con vari registi del cinema italiano, tra cui Gabriele Salvatores, Nanni Moretti, Daniele Luchetti, Carlo Mazzacurati, Antonello Grimaldi, Paolo Virzì, Sergio Citti, Wilma Labate, Riccardo Milani, Davide Ferrario, Mimmo Calopresti, Pupi Avati, Michele Placido, e Giovanni Veronesi. Talento innato, Silvio Orlando vanta una lunga carriera di successi ed è considerato dalla stampa un attore di prestigio, in grado di interpretare ruoli diversi sempre con carisma e partecipazione ed è annoverato tra gli artisti più rappresentativi del cinema italiano. Nel 2016 ha recitato in “The Joung Pope” accanto a Jude Law e Diane Keaton, diretto da Paolo Sorrentino. Nell’arco della sua carriera ha vinto la Coppa Volpi nel 2008 per il film di Pupi Avati “Il Papà di Giovanna”, tre David di Donatello di cui uno per l’interpretazione intensa e coinvolgente ne “Il Caimano” di Nanni Moretti, diversi Nastri d’Argento, Ciak d’Oro ed un Globo d’Oro. Nella sua vita privata ha sempre tenuto un basso profilo ed è stato molto attento a tutelare la propria privacy, dimostrando che se non si vuole far parlare di se è possibile. L’attore si è sposato nel 2008 a Venezia con l’attrice e Maria Laura Rondanini, convolando a nozze dopo nove anni di relazione. Ma, tornando al film “Dio ride”, nelle sue ultime recenti interviste Pierfrancesco Favino ha spiegato come questo affronti il tema della fiducia nel prossimo, di aiuto reciproco e di libertà individuale contro ogni potere autoritario ed ha definito la risata come un “meraviglioso mistero ed un atto politico fondamentale, soprattutto in un’epoca di forte autocensura in cui si ha bisogno di ridere con gli altri e non degli altri”. A proposito invece delle riprese “spartane”, girate principalmente in Toscana nelle province di Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia oltre che a Roma e Viterbo, Favino ha raccontato che queste si sono svolte in condizioni estreme o, per così dire, “francescane”, con passaggi in laghi ghiacciati e nel fango, ma affrontate dalla troupe e dal cast “per amore dell’arte”. Silvio Orlando, invece, ha sottolineato il particolare rapporto tra il suo personaggio e quello interpretato da Favino. Il cardinale Maculani viene incaricato di fermare frate Leopoldo, un religioso che nel Seicento racconta il Vangelo alla gente comune attraverso un linguaggio semplice, diretto e capace di far sorridere. Secondo Orlando, il film affronta il tema della tensione tra riforma e potere ed ha osservato come esistano momenti nei quali le riforme non siano più sufficienti evidenziando come un po’ di vitalità e di conflitto possano, alla fine, risultare importanti.
Fabrizio Perotti


