Si è illuminato il Red carpet del Lucca Film Festival, di fronte al cinema Astra, quando, nella serata di martedì 29 settembre, in elegante abito nero, ha sfilato uno dei mostri sacri del cinema italiano, l’attore Giancarlo Giannini. Giannini è venuto al Festival del cinema di Lucca per presentare il suo ultimo lavoro, il film italo/cubano “Baracoa”, opera prima di Luis Ernesto Doñas, presente in sala alla proiezione della pellicola assieme al produttore Francesco Papa. Dopo le foto di rito sul tappeto rosso, di fronte ad una sala che ha registrato il tutto esaurito, il presidente del Festival Nicola Borrelli ha introdotto gli ospiti, accolti da un lungo e caloroso applauso. Va ricordato che “Baracoa”, questo è il titolo, è stato presentato al Festival Internacional de Cine de La Habana, dove ha vinto il premio collaterale della diversità Súmate e, fuori concorso, al Taormina Film Festival, e vede tra i suoi interpreti anche i bravissimi Carlos Luis González e Yadier Fernández. Il film racconta il viaggio attraverso la Cuba di oggi di due personaggi molto diversi tra loro, l’omofobo Pepe e la “drag queen” Estrellita. Il film, “on the road”, ruota attorno all’ultima volontà del padre italiano di Pepe, Giancarlo Giannini per l’appunto, di far spargere le proprie ceneri nella vecchia tenuta di famiglia, a Baracoa, accanto a quelle dell’amata moglie. La storia diventa così un’imprevedibile avventura che avvicina mondi lontani, esteriori ed interiori. Giancarlo Giannini, nato a Pistoia il 1º agosto del 1942, nella sua lunga carriera ha interpretato un’ampia gamma di personaggi, dall’operaio proletario al boss mafioso, dal protagonista di commedie all’italiana a quello di pellicole di impronta più drammatica, utilizzando con disinvoltura anche numerosissimi dialetti, sia meridionali sia settentrionali. Specialmente agli inizi della carriera è stato molto attivo anche sul piccolo schermo, come attore brillante, cantante e ballerino. Nel corso della carriera si è aggiudicato, nel 1973, il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes per “Film d’amore e d’anarchia” e nel 1977 la candidatura all’Oscar al miglior attore per la sua interpretazione in “Pasqualino Settebellezze”, entrambi i film diretti da Lina Wertmüller. “Mi auguro che il film vi piaccia ma non starò certo qui a provare a convincervi di questo – ha esordito Giannini – perché a me è piaciuto. La sceneggiatura mi ha convinto sin da subito ed ho chiesto che la mia parte fosse ridotta perché i due attori, Carlos Luis González e Yadier Fernández, sono veramente bravissimi. Quindi ho chiesto di farmi morire “presto” ma pronunciando una frase a cui tengo molto, ovvero che “le rivoluzioni non finiscono mai”. Giannini, nel corso della sua lunga carriera, ha vinto ben sei David di Donatello, sette Nastri d’argento e cinque Globi d’oro. È anche famoso per aver interpretato René Mathis nei due film della saga di James Bond, “Casino Royale” e “Quantum of Solace” e Rinaldo Pazzi nel film “Hannibal” di Ridley Scott del 2001 al fianco di Anthony Hopkins, Gary Oldman e Ray Liotta. Come doppiatore, ha prestato la voce a Al Pacino, in buona parte della sua filmografia, e Jack Nicholson in alcune delle sue interpretazioni più importanti. “Il cinema è principalmente immagine – ha sottolineato poi Giannini. In molti dei miei film, tra cui ad esempio quello con Mariangela Melato, “Travolti da un insolito destino”, ho girato scene fatte solo di sguardi e sono le più intense. Qui ho fatto meno battute perché la mia idea è appunto che “meno fai e più fai”. Il 6 marzo del 2023 Giancarlo Giannini ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los Angeles come il mitico Rodolfo Valentino. “Anche se ho avuto una nomination ma non ho mai ricevuto un Oscar per un film – ha concluso Giannini – la statuetta la vinci per un film, mentre la stella la ricevi per tutto il lavoro che hai svolto nel corso della carriera”. La proiezione del film si è poi conclusa tra gli applausi di tutto il pubblico presente in sala e rivolti, in particolare, ad un attore che con la sua presenza ha impreziosito questa edizione del Lucca Film Festival, e che poi non è un semplice attore, ma un vero e proprio cult, una leggenda vivente del cinema di casa nostra.
Fabrizio Perotti


