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L’artista Marzio Tinti in mostra a Bagni di Lucca

Presso l’Atrio del Comune di
Bagni di Lucca, Con il patrocinio del Comune di Bagni di Lucca

Autopresentazione,
dello Scultore e Pittore

MARZIO TINTI

La mostra è aperta dal
15 gennaio al 15 febbraio 2018

Marzio Tinti ha ideato e poi realizzato insieme a Sergio Abati “La maratona dell’arte Europea”. La notizia di questa manifestazione è stata riportata sulla rivista “Dars-Agensy” nel 1965.

L’opera artistica di Marzio Tinti ha interessato numerosi critici d’arte, fra i quali: Sergio Abati, Domenico Acconci, Allegri, Maria Fagnani, Fiosianopalo, Mario Marzocchi, Tommaso Paloscia, Mario Portalupi, Paolo Perrone, Mario Radice, Franco Riccomini, Mario Rocchi, Piercarlo Santini, Alfredo Schettini, Nino Suri, Riccardo Tempestini, Varga, Marco Valsecchi, Giancarlo Vigorelli e molti altri.

Le sue opere figurano nella galleria d’arte moderna di Milano e in collezioni private di tutto il mondo.

Hanno scritto di lui “Il Corriere della Sera” “Oggi”, “Il Giorno”, “ Il Giornale”, “La Nazione”, “L’Uità”, “L’Avanti”, “stop”, “Salve”, “Il Piccolo”, “Il Giornale di Sicilia”, “Il Tirreno”, “La notte”, “Il Milanese”, “L’ordine di Como”, “Kippler”, “Dars-Agency” ed altri.

Prima di accingermi a scrivere questa mia presentazione, voglio trascrivere alcuni pensieri scritti da Immanuel Kant che io condivido pienamente.

“L’arte bella è arte del genio. Il genio è il talento (dono naturale) che da la regola all’arte. Siccome il talento, quale facoltà produttiva innata dell’artista, rientra esso stesso nella natura ci si potrebbe esprimere anche così: il genio è la disposizione d’animo innata (ingenium) mediante la quale la natura dà la regola all’arte.” (dalla Critica della capacità di giudizio di Immanuel Kant)

Il cammino percorso per arrivare a queste mie ultime opere ebbe inizio ancora prima della mia adolescenza, consapevole dell’evoluzione storica dell’arte, partii dai classici.

Fu così che iniziai a studiare disegno presso una bottega di restauro a Lucca.

Pensai subito ad esprimere dei contenuti interiori, piuttosto che raccontare scenograficamente.

Prima di entrare nell’impressionismo mi volli liberare dai residui accademici e cercai di partire dal primitivo, col suo magico, privo di condizionamenti incuneati dall’evoluzione.

Ritengo, infatti che sia meglio fare un lavoro contenutistico piuttosto che descrittivo, evitando di cadere nella solita narrativa, senza sfuggire per questo dalla storia in continuo movimento.

“Il mio surrealismo”, ebbe origine da uno spazialismo espressionista che esposi nel 1972 alla galleria d’arte “Schettini” a Milano e facevo pittura astratta quando riesposi nel medesimo luogo nel capoluogo Lombardo nel 1974.

Nel 1974-75 mi spogliai di tutti i colori vivaci e tornai alla mia vera natura, “il surrealismo”, questa volta introspettivo, attingendo anche dall’inconscio e da un vissuto evolutivo.

Nel 1976 e nel 1979 esposi alla galleria d’arte “Del Naviglio” di Renato Cardazzo a Milano, presentandomi in queste importanti mostre che segnarono il cammino di artista, soprattutto con una pittura rinnovata.

So bene che molti si sono espressi dicendo che “quasi tutto è stato fatto in questo secolo e quindi c’è poco da esprimere”.

L’essere umano è un’entità unica e sicuramente nel proprio inconscio e conscio, possiede dei valori ancora da scoprire, questa è la mia personale convinzione.

Credo che ci sia ancora spazio per l’innovazione, visto che la natura umana si è sempre evoluta nonostante le contraddizioni che a volte si sono venute a creare in questi millenni.

Per quasi una generazione sono rimasto fuori dal giro delle gallerie d’arte, ma la mia assenza dalle scene culturali non mi ha fatto mai smettere la ricerca di nuove possibili espressioni artistiche.

Credo di avere raffinato la mia creatività ed è quello che conta e penso di non avere subito l’influenza dei giri speculativi.

Un artista, quando si pone davanti alla sua opera per fare arte porta con sé tutta l’evoluzione genetica e anche quella acquistata storicamente.

Grazie alla reminiscenza non lo fa mai lavorare in solitudine facendo suo quanto acquisito, aggiungendo un altro mattone alla costruzione dell’evoluzione della specie umana.

Un vero artista non dovrebbe atteggiarsi a fare l’intellettuale con barbe patriarcali o stravaganze esibizionistiche, perché egli lo è.

Voglio sperare di essere riuscito a spiegare il mio modo di rappresentare la mia arte.

Ringrazio tutte le persone che gentilmente sono venute a vedere questa mia ultima esposizione.

Marzio Tinti

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