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Continua la Rassegna AMATEATRO 2017 con lo spettacolo ” Piccola città che muore” – 8 ottobre

Continua la Rassegna ANATEATRO 2017 con lo spettacolo ” Piccola città che muore” che la Compagnia AMAE’ di Milano metterà in scena al teatro S,Girolamo presso il Teatro del Giglio di Lucca domenica 8 ottobre alle ore 17.30 (i biglietti d’ingresso si possono acquistare presso il teatro, il giorno dello spettacolo, dalle ore 16.30).

La compagnia AMAE’ è composta da giovani attori che si sono diplomati presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. La regia è di Ermanno Rovella, un attore lucchese, che ha cominciato la sua carriera nel Laboratorio Teatroenonsolo di Lucca.

Piccola città che muore è un progetto che parla di radici.In un mondo spinto in avanti, alla nostra generazione viene chiesto di guardarsi l’ombelico e di farlo diventare un’orbita. Il nostro punto di origine, che sia paese o famiglia, sembra essere qualcosa a cui non dobbiamo nulla e da cui è necessario allontanarsi per realizzare se stessi. Piccola città che muore  parte dalla realtà di un paesino, Noceto, dei suoi ultimi quattro eredi e del grande vecchio del paese, Cinto, e la attraversa per porre una domanda: esiste una responsabilità nei confronti delle proprie radici? Abbiamo raccolto memoria e testimonianze di un mondo che sta morendo per chiederci se questa responsabilità esiste o se sia giusto lasciar morire il proprio paese perché si cerca qualcosa di più. Se è giusto lasciar morire la tradizione perché ormai agli stessi risultati si arriva per altre vie. E se la spinta deve essere in avanti, quello che troviamo vale la perdita di quello che ci lasciamo alle spalle?

regia: Ermanno Rovella assistente alla regia: Giulia Pes drammaturgia: Alice Bignone con: Michele Basile, Alice Bignone, Ermanno Rovella, Antonio Valentino

Attori: 4 ( Ermanno Rovella, Michele Basile, Alice Bignone, Matteo Ippolito)

Personaggi: Giorgio, Federico, Stefano, Arianna, Giacinto

Breve descrizione: 

Eravamo in un paesino nell’entroterra savonese, a passare qualche giorno in estate. Uno di noi ha origini lí, è sempre tornato in paese con la famiglia d’estate e raccontava di quante piccole cose fossero vive quando era piccolo e con il tempo, con la morta dei grandi vecchi del paese, si fossero perse, perché i figli di quella generazione erano andati a vivere altrove. Dei pochi rimasti uno solo aveva meno di vent’anni e anche lui ha deciso di andare via. Con la sua partenza quel paese muore.

Ci siamo chiesti quale fosse la sua responsabilità, in questa morte. Se fosse normale che il paese si spegnesse coi suoi ultimi vecchi perché ai giovani un paese non basta più. Quel ragazzo avrebbe dovuto rimanere al paese per tenerlo vivo o non è qualcosa di cui dovrebbe farsi carico?

Quali sono le responsabilità della nostra generazione verso le nostre radici? È giusto lasciar morire la tradizione perché ormai agli stessi risultati si arriva per altre vie? E se la spinta deve essere in avanti, quello che troviamo vale la perdita di quello che ci lasciamo alle spalle?

Abbiamo voluto raccogliere testimonianze vive di gente che nei paesini morti di vecchiaia vive o ha vissuto, di gente che non se n’è andata, è il testo, nato da domande, prende forma attraverso una memoria nostra, una che siamo andati a cercare e tanta memoria che ormai non c’è più, e che forse a noi manca.

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