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Il 30 AGOSTO A PIETRASANTA VITTORIO SGARBI PRESENTA IL VOLUME “GIANFRANCO BRUNO PITTORE”

MERCOLEDI’ 30 AGOSTO 2017 A PIETRASANTA VITTORIO SGARBI PRESENTA IL VOLUME “GIANFRANCO BRUNO PITTORE”, SULLE OPERE DEL CRITICO D’ARTE GENOVESE

A un anno e mezzo dalla scomparsa, il volume ripercorre il percorso artistico del critico e storico d’arte, definito da Sgarbi come “il critico che trovò la vera identità dell’arte”

 Mercoledì 30 agosto 2017, alle ore 19, nel Salone della SS. Annunziata del Chiostro di Sant’Agostino di Pietrasanta (LU) sarà presentato il volume “Gianfranco Bruno pittore (Genova 1937-2016)” a cura di Lia Perissinotti (Erga Edizioni), dedicato all’opera pittorica del noto critico e studioso d’arte, affermatosi per mostre e saggi di rilevanza nazionale ed internazionale. A presentarlo sarà Vittorio Sgarbi, autore del saggio introduttivo dedicato alla figura dell’artista genovese, contenuto nel volume.

Direttore, dal 1969 al 2001, dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, ne rinnova completamente l’istituzione. Dedicatosi inizialmente, fin dagli ultimi anni del liceo classico, quasi esclusivamente alla pittura, in particolare quella ad olio, si impegna in seguito, sempre più assiduamente, nella critica d’arte che diverrà nel tempo la sua attività “ufficiale”, senza che questo gli impedisca tuttavia di proseguire con continuità il suo percorso artistico nell’intero arco della sua vita. Importante nella sua formazione il soggiorno romano, durante il quale conosce Mafai, Mazzacurati e Fausto Pirandello, frequentazioni che lo introducono nell’ambiente artistico locale e consolidano il suo interesse per la Scuola romana. Successivamente vive a Milano, città con cui rimarrà sempre in contatto. Frequenterà nel tempo in particolare Testori, Tassi, Francese, Chighine, Morlotti, Savinio. Nel 1969, in concomitanza con la sua nomina di direttore dell’Accademia Ligustica, si trasferisce definitivamente a Genova. Dalla metà degli anni Settanta inizia a privilegiare la tecnica del pastello, che diventerà nel tempo il suo mezzo di espressione più consueto. Il suo orientamento artistico si fonda sulla convinzione che esista una continuità tra l’arte antica e quella moderna e in questo senso si può ben comprendere la sua predilezione per l’arte figurativa ed il rifiuto di qualsiasi “originalità” e compromissione in funzione del mercato. Attività artistica e attività critica trovano quindi ambedue motivazione in una scelta di orientamento corrispondente a ben motivate predilezioni personali. Rarissime le apparizioni pubbliche del suo lavoro. Sempre apparso restio ad esporre le sue opere per timore di una negativa interferenza tra la sua attività pubblica di critico e quella più intima e privata di pittore. Prima ed unica personale in Italia, nel 1998, alla Galleria Appiani Arte Trentadue di Milano. Di lui, Vittorio Sgarbi scrisse: “Bruno è interprete lucido come storico e come pittore”.

Gianfranco Bruno è tra i curatori di importanti mostre allestite in Versilia, in Garfagnana e a Viareggio, con successo di pubblico e di critica. Si ricordano: a Seravezza, Palazzo Mediceo, Plinio Nomellini e la Versilia, 1989; Giuseppe Viner, 1992; Alla ricerca dell’EdenIl paesaggio della Versilia nella pittura italiana tra Otto e Novecento, 1999; Lorenzo Viani. Un maestro dell’espressionismoo europeo, 2000; Geometrie della luce. Il paesaggio della Toscana nella pittura italiana tra otto e novecento, 2001; Moses Levi, 2002. A Barga, Palazzo ComunalePascoli e Nomellini, 1986, e a Villa Gherardi Alberto Magri. Un pittore del ‘900, 1996. A Castelnuovo Garfagnana, Rocca Ariostesca Giovan Battista Santini, 1998. A Viareggio, Palazzo Paolina,  Ai confini della mente. La follia nell’opera di Lorenzo Viani,  2001.

Nel volume “Gianfranco Bruno pittore”, sono contenuti il saggio introduttivo di Vittorio Sgarbi e i testi di Claudio Nembrini e Ruggero Savinio. Oltre alla straordinaria presenza di Sgarbi, alla presentazione parteciperà il critico d’arte Flavio Arensi. Nell’occasione, saranno proiettate immagini delle opere dell’artista. L’ingresso è libero.

“Sintesi di un percorso” di Gianfranco Bruno – Estratto dal Volume “Gianfranco Bruno pittore”

 “A chi mi chiedesse se per me è iniziata prima la pratica della critica d’arte o la pittura risponderei che senz’altro è venuta prima la pittura.

Nell’ultimo anno del liceo classico ero solito frequentare una piccola libreria di Genova dove trovavo libri dei poeti liguri del novecento, da Roccatagliata Ceccardi a Montale. Un giorno vidi nella vetrina una riproduzione di un quadro di Pisarro, ora al Musée d’Orsay, Moret, Le canal du Loing. Si sentiva l’odore dell’acqua, lo stormire delle fronde, l’aria della campagna. Non sapevo nulla della pittura: di colpo divenne improvvisamente il mio interesse principale. Da quel giorno frequentai librerie e gallerie per scoprire l’opera dei pittori, cambiai indirizzo dei miei studi e cominciai a dipingere.

I lavori dei miei inizi sono caratterizzati da un lato dall’emozione sulla natura (Fondo marino. Oggetti di memoria, 1960), dall’altro dall’emergenza del motivo “sociale” (Massacro, 1961).

Nella seconda fase accanto ai motivi naturali (rappresentazioni del singolo oggetto, Girasoli o squarci della campagna ligure) nascono i ritratti, ispirati all’opera di Mafai e Pirandello, frequentati e conosciuti a fondo a Roma nella prima metà degli anni ’60.

Verso la metà degli anni ’70 la mia attenzione si sposta sui temi sociali: Bambine, anzitutto. Il soggetto è tratto da una fotografia, riprodotta sul libro Victorian children di G. Ovenden e R. Melville (NY 1972), che si ispira ad un verso di G. Trakl: “Ci sono bambine in un cortile in abitini di straziante povertà”, e asseconda una frase di R. Laing: “Ciò che ci abbisogna oggi è un resoconto umano sull’uomo quanto più possibile autoconsapevole e critico”.

A partire dal 1976 lavoro prevalentemente su aspetti del paesaggio nell’isola di Ustica: vedute di una natura che presenta, nella sua configurazione, una bellezza tragica adatta ad accogliere antichi temi: deposizioni, icone di pietà…

Nella seconda metà degli anni ’80 nell’immagine nascono superstiti frammenti umani, teste consunte e apparizioni di corpi che s’accampano nel paesaggio dilavato.

Continuo in seguito a lavorare su motivi di paesaggio e di figura – ne sono esempio gli Autoritratti del ’90, il Grande AlberoTramonto a SorlanaNell’Ombra del 1991, Figura nel paesaggio del ’97: “Una casa lontana, sola…” (Henry Roth).

Le opere degli ultimi anni si concentrano su due aspetti del tema della morte: il destino individuale, come tragica evenienza dovuta alla sorte, La toilette de la morte e il destino causato dalla violenta sopraffazione dell’uomo sull’uomo, Pietà Aldrovandi.

La prima immagine prende le mosse da un non molto noto, per quanto altamente significativo, quadro di Gustave Courbet: La toilette de la morte, appunto.

La seconda immagine è ripresa da un quotidiano del 2013, che riporta un tragico fatto di cronaca: la ribellione di una madre che chiede giustizia denunciando il perpetuarsi della violenza sul figlio diciottenne massacrato e ucciso durante quello che avrebbe dovuto essere un normale controllo di polizia”.

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