Header ad
Header ad
Header ad

War! Su Best Movie di maggio Andy Serkis e Matt Reeves raccontano in anteprima il nuovo Pianeta delle scimmie

In vista dell’uscita nelle sale il prossimo luglio, Best Movie svela in anteprima tutti i segreti del nuovo capitolo della saga del Pianeta delle scimmie. A parlarne, niente meno che il re della motion capture Andy Serkis (ancora una volta nei panni del primate Cesare, sempre più protagonista assoluto nella guerra con gli uomini) e il regista Matt Reeves (che grazie a questo franchise si è guadagnato il posto di comando dietro la macchina da presa del prossimo Batman).
Rimanendo in ambito sci-fi, l’altro importante speciale del numero di maggio è su Alien: Covenant. Best Movie è stato infatti sul set del film incontrando il papà della saga Ridley Scott per discutere di come l’immaginario della serie si sia evoluto nei suoi quasi 40 anni di vita. E sempre in terreno fantascientifico si è mosso anche Zercocalcare che questo mese ha recensito Ghost in the Shell.
Cambiando invece completamente genere e immergendoci nell’horror, da non perdere la lunga intervista al produttore Jason Blum, l’uomo che ha reinventato la paura spendendo poco e investendo tutto su idee originali e che ha firmato successi planetari come Paranormal Activity, Split e l’ultimo Scappa – Get Out. Gli altri protagonisti delle interviste del numero di maggio sono Orlando Bloom, in sala con l’action spionistico Codice Unlocked – Londra sotto attacco, e Jessica Chastain nei cinema con il thriller Miss Sloane – Giochi di potere.
La controcover è invece dedicata a King Arthur – Il potere della spada: sette pagine di servizio in cui Guy Ritchie e Charlie Hunnam raccontano la loro originalissima rivisitazione della storia del re anglosassone e dei cavalieri della Tavola Rotonda, un mix tra Snatch e Il signore degli Anelli.
Inoltre, anche un focus su Movie&Cocktail: una guida ai drink cinematografici più iconici, dal Killer in Red di Paolo Sorrentino, all’Old Fashion di Ryan Gosling fino a cult senza tempo come il Vodka Martini “agitato, non mescolato” di James Bond.
Nella sezione Screen, Roberto Recchioni analizza La battaglia di Hacksaw Ridge, da maggio disponibile in home video; trovate poi l’approfondimento sulla nuova serie Tv American Gods con l’intervista a Ian McShane, la recensione della prima stagione di Big Little Lies, oltre al focus sul videogame Injustice 2.
Non manca infine la guida ai film in uscita: dalle nuove avventure dei Pirati ei Caraibi al fantasy 7 minuti dopo mezzanotte; da Gold con un irriconoscibile Matthew McConaughey al thriller The Dinner, tratto dal romanzo di Herman Koch; dall’action per ragazzi Monster Trucks alla commedia all-star Insospettabili sospetti con Morgan Freeman, Michael Caine, Alan Arkin; dall’ultima opera di Terrence Malick Song to Song a I Peggiori di e con Vincenzo Alfieri fino all’horror subacqueo 47 metri. Nella guida, anche le interviste a Francesco Montanari per Sole, cuore, amore e a Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi.
Ecco un estratto dalla coverstory realizzata da Adriano Ercolani e pubblicata su Best Movie di maggio
Questa volta è guerra. All’inizio di War – Il pianeta delle scimmie ogni speranza di ricucire il rapporto tra primati ed esseri umani è svanita. Due anni dopo la fine di Apes Revolution il conflitto a cui Cesare è stato costretto suo malgrado lo ha condotto verso decisioni dal peso quasi insostenibile, verso azioni dalle quali non c’è ritorno. Ora Cesare è l’incarnazione stessa della guerra. A confermare la dolorosa metamorfosi del personaggio realizzato in motion capture è proprio il suo creatore e interprete Andy Serkis: «Quando lo incontriamo nuovamente, Cesare comanda il suo esercito da un bunker segreto, è una specie di leggenda vivente sia per gli uomini che per i suoi soldati. Ma fin da subito capiamo anche che non voleva portare questo fardello che è troppo amaro e che lo ha spinto a tradire le sue convinzioni. Il suo percorso in War – Il pianeta delle scimmie è mosso dalla volontà di redimersi, anche a costo di sacrificare la propria vita. Ciò che gli è accaduto è talmente doloroso che ha ceduto al desiderio di distruzione. La razza umana ora è il nemico e ha un nome ben preciso: Colonnello McCullough».
Il due volte candidato all’Oscar Woody Harrelson ha dato volto alla nemesi di Cesare, un militare che, come ha evidenziato il primo trailer del film rilasciato lo scorso Natale, è stato esplicitamente modellato sugli iconici personaggi di Apocalypse Now, primo tra tutti il Colonnello Bill Kilgore interpretato da Robert Duvall. Il regista del film Matt Reeves – confermato dopo il successo di critica e pubblico ottenuto con il precedente capitolo della saga – non nasconde l’ispirazione: «Quando abbiamo iniziato a lavorare alla storia di War – Il pianeta delle scimmie, la 20th Century Fox ha messo a disposizione una sala di proiezione dove abbiamo passato molte giornate a discutere e guardare vecchi capolavori. Alcune idee sono state mutuate da grandi kolossal di guerra come Il ponte sul fiume Kwai o i film di Francis Ford Coppola, ma anche dai western di Clint Eastwood, in particolar modo Il texano dagli occhi di ghiaccio e Gli spietati. Il film di David Lean è stato il punto di partenza perché prima di tutto, prima anche della bellezza della messa in scena, racconta la battaglia tra due volontà, e lo stesso succede in War – Il pianeta delle scimmie. Volendo ridurre all’osso la trama possiamo dire che è un duello tra Cesare e McCullough. È qualcosa di personale stavolta…».
Ecco un estratto dell’intervista a Jason Blum realizzata da Lorenzo Ormando e pubblicata su Best Movie di maggio
Come ti spieghi il successo di Scappa – Get Out?
«È un’idea nuova, mai vista prima d’ora. È facile fare un film originale ma brutto, mentre è più difficile raccontare qualcosa che abbia un impatto sul pubblico. Inoltre in questo periodo si parla molto di temi come razzismo, confini e differenze di genere. Abbiamo toccato un nervo scoperto».
La capacità di affrontare questioni socio-politiche fa parte del genere horror, a cominciare da John Carpenter e George A. Romero.
«È vero e questo è anche uno dei punti di forza di La notte del giudizio, che parlava di divisione di classe. Credo che proprio quel film abbia ricordato agli spettatori che ci sono storie che, oltre a farti saltare sulla poltrona, hanno qualcosa da dire. Il cinema dovrebbe intrattenere, certo, ma se riusciamo anche a infilarci dentro un messaggio significativo, tanto meglio».
Jordan Peele era famoso soprattutto per Key & Peele, una serie di sketch comici. In Get Out c’è un ottimo equilibrio tra suspense e commedia.
«Sono convinto che gli horror siano più efficaci quando offrono al pubblico dei momenti per rilassarsi. In Paranormal Activity 3 c’era quasi lo stesso numero di battute e di momenti terrificanti, così come anche in Insidious. Se lo spettatore si distende, è più facile coglierlo di sorpresa».
Ecco un estratto dello speciale su Alien:Covenant realizzato da Ilaria Ravarino ed Elisa Leonelli e pubblicato su Best Movie di maggio
L’alieno come una spora, come un contagio, che si infila ovunque trovi un organismo ospite. L’alieno che si attacca, che cresce, che si dimena, che tenta di uscire dal corpo infestato. L’alieno imponente, come una macchina di morte, nei corridoi, dietro le porte, dentro una doccia. Come già testimoniavano i primi trailer, Alien: Covenant, nelle sale dall’11 maggio, recupera definitivamente le plumbee atmosfere horror del capostipite, proseguendo però nell’indagine delle origini della mitologia e mostrando la sua mostruosa creatura in tutte le fasi del suo ciclo biologico. Al timone ancora papà Ridley Scott, ed è la terza volta, mentre nel cast torna Michael Fassbender nel ruolo doppio dell’androide (il vecchio David e il nuovo Walter), assieme a un nuovo equipaggio di cui fanno parte Katherine Waterston, James Franco, Billy Crudup e Danny McBride.
C’era una volta Ripley. “Una donna Rambo con qualche curva appena più morbida”. Correva l’anno 1986 e il quotidiano La Stampa salutava così – oggi diremmo poco elegantemente – il ritorno al cinema di Sigourney Weaver in Aliens – Scontro finale di James Cameron, sequel dell’Alien di Ridley Scott del 1979. Sette anni evidentemente non erano bastati a sdoganare il tabù dell’eroina-action, che a dispetto della popolarità del personaggio già incarnato dalla Weaver continuava a guadagnarsi il posto d’onore nei titoli dei giornali di metà anni ’80. Più degli effetti speciali, più del regista e delle creature, a colpire l’immaginario collettivo era ancora lei, l’ufficiale Ellen Ripley, eroina capace di dominare l’epica sci-fi, fregarsene di sottotrame sentimentali, dare la caccia agli alieni e portare a casa la pelle. E tutto questo prima di Linda Hamilton in Terminator e molto prima di Jennifer Lawrence in Hunger Games o Daisy Ridley in Star Wars: Il risveglio della Forza. A dieci anni dall’esplosione dei movimenti delle donne, l’Alien di Ridley Scott aveva osato portare per primo sul grande schermo una lotta tutta interna al femminile: da una parte un’eroina emancipata post-femminista, dall’altra il femminile mostruoso e arcaico dell’alieno dalla vagina dentata. E l’indirizzo sarebbe stato caparbiamente mantenuto nei tre sequel successivi: Aliens di Cameron con la sua triade femminile, Alien³ di David Fincher con la sessualità da incubo della protagonista, Alien – La clonazione di Jean-Pierre Jeunet con la maternità che si fa orrore estremo. Ed è a questo punto, siamo nel 1997, che le donne di Alien smettono di terrorizzarci. Il viaggio gender-horror si ferma. La pausa dura 15 anni.
Best Movie di maggio sarà in edicola dal 26 aprile
Il magazine è disponibile anche nella versione multimediale e interattiva su iOS e Android grazie a due App dedicate, a cui si aggiunge Best Movie Plus (iOS, Android) attraverso la quale è possibile scaricare e recuperare le edizioni speciali del mensile.

Related posts

Questo sito utilizza cookie tecnici ed analitycs. Potrebbero inoltre essere installati cookie di terze parti. Proseguendo la navigazione accetti la policy del sito. Per ulteriori informazioni clicca sul link predisposto. Info | Chiudi