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Intervista surreale tra me e me. Chiara Lampo intervista Paola Marchi.

Intervista surreale tra me e me.

Chiara Lampo (C) intervista Paola Marchi (P).

C: perche’ hai voluto rilasciare un’intervista a te stessa?

p: perche’ ho delle cose da dire, siamo in un momento che tutti hanno da dire, mi unisco al coro. Gurdjieff diceva: “quando sei in mezzo ai lupi ulula”…io prendo spunto e dico “quando sei nel coro, canta”

C: che meraviglia, allora cantiamo!

p: certo…siamo qui per questo…e per danzare.

C:allora apriamo le danze!

p:..prego…

C: cosa è per Paola Marchi l’Arte?

p: l’Arte è la via di fuga per uscire dalla gabbia

C: cosa intendi per “gabbia”?

p: per gabbia intendo la condizione umana, che ne siamo consapevoli o meno, ci troviamo in una gabbia, tutti senza esclusione, anche Donald Trump.

C: cosa c’entra Donald Trump?

p: è un periodo che tutti ne parlano, mi unisco al coro e dico la mia, stiamo cantando e danzando, o no?

C: cosa vuol dire danzare per te?

p: danzare vuol dire essere liberi di essere se stessi, fregandosene degli attacchi che questo comporta. Essere se stessi è una prova, principalmente perchè non sappiamo cosa voglia dire, non sappiamo chi siamo. anche se ultimamente le condizioni generali stanno raggiungendo un livello di insopportabilità tale che le persone iniziano a porsi la questione..ognuno a suo modo, ognuno con la sua storia…e va bene, l’importante e’ iniziare.

C: iniziare cosa?

p: iniziare a uscire dalla gabbia…

C: torniamo all’Arte, ti definisci un’artista?

p: le definizioni servono solo a costruirti un vestito da indossare per essere riconoscibile agli altri. Quindi si, diciamo che sono un’artista.

C: parlami del tuo percorso di artista.

p: non c’è molto da dire, dopo l’università ho frequentato un corso di disegno con modella, all’Accademia di Carrara e ho scoperto di saper disegnare. Da lì è iniziato il calvario.

C: Calvario?

p: si, perchè una parte di me si sentiva come calamitata dalla necessità di esprimere, e un’altra parte osservava e chiedeva incessantemente cosa stessi facendo. E’ stato un tormento interiore che è durato almeno 20 anni, durante i quali ho combattuto con me stessa e con l’implacabile giudice interiore che mi faceva essere sempre insoddisfatta di tutto quello che facevo.

C: perchè insoddisfatta?

p: perchè purtroppo le obiezioni che muoveva erano fondate e giuste….

C: per esempio, cosa ti diceva?

p: mi chiedeva cosa stessi facendo e soprattutto a chi poteva interessare quello che esprimevo. Ho sempre avuto un gran rispetto per l’osservatore, credo che l’Artista sia al servizio del fruitore e non il contrario.

C: e quindi?

p: e quindi quando mi sono imbattuta nel pensiero di Gurdjieff che distingueva tra arte oggettiva e soggettiva, mi sono riconosciuta a pieno titolo nella schiera dell’arte soggettiva e ho appeso per oltre 15 anni il pennello al chiodo.

C: e cosa hai fatto?

p: altro…ho fatto quello che fanno tutti e ho cercato di inserirmi nella cosiddetta “normalità”.

C: e ti è riuscito?

p: evidentemente no, se sono qui a confessare di essere un artista….

C: cosa è l’Arte oggettiva?

p: l’Arte oggettiva è l’Arte Sacra. Con Sacro intendo tutto ciò che aiuta l’essere umano a trovare un senso e un’ordine al caos in cui lo mette la condizione umana appunto.

C: quindi definiresti la tua arte “Sacra”?

p: no, se lo facessi peccherei di superbia…diciamo che definisco il mio sforzo sincero. Vivo delle esperienze che mentre cambiano me profondamente, mi lasciano anche un insegnamento da trasmettere, io provo onestamente a fare il mio, consapevole che sono solo un piccolo anello di una catena ben più ampia…e per fortuna aggiungo, fare esperienza di non essere niente e ringraziare Dio per questo, credo non abbia prezzo. Il giudizio lo lascio agli altri. Dal mio, mi limito a fare delle cose con tutto l’impegno possibile, in questo mi prendo molto sul serio. L’impegno con se stessi è una condizione fondamentale e imprescindibile.

C: per finire potresti dirci qualcosa nello specifico, cosa fai in concreto?

p: in concreto mi esprimo con tutti i mezzi che trovo, mi sono misurata con varie tendenze artistiche. All’inizio ho avuto una passione irrefrenabile per l’Art Brut, il riuscire a trovare nel segno la freschezza dei bambini . Osservare un bambino non condizionato che disegna è come fare un tuffo in un’altra dimensione, la dimensione del “possibile”. Purtroppo nelle scuole soffocano subito questa tendenza e in breve tempo i bambini disegnano tutti la stessa cosa: il sole con la bocca e i raggi alternati (uno lungo e uno corto) per fare l’esempio più eclatante….invece, se lasciati liberi di esprimersi, i bambini sono magici, Dubuffet e Paul Klee lo sapevano bene…

C: e adesso cosa fai?

p: adesso faccio quello che mi pare (artisticamente parlando), ho tutta una produzione pop e ultimamente mi sono innamorata dell’arte digitale che mi permette di creare immagini surreali che superano la barriera della visione razionalistica e colpiscono direttamente l’inconscio. La sensazione che si prova è quella di “strano”…esattamente ciò che voglio trasmettere.

E poi, ho deciso di sfruttare la mia medianicità, essere medium è una condanna da cui non si può uscire, quindi l’unico modo per conviverci è quello di sfruttarla in modo positivo e creativo.

C: e quindi?

p: e quindi mi ispiro alla tradizione, prendendo Masson come maestro, faccio disegni medianici, lascio che sia la mano a muoversi e alla fine guardo cosa è venuto fuori. Ne sto ricevendo grandi soddisfazioni personali, nel senso che quando vedo quello che ho fatto, siccome nel momento in cui lo faccio ho staccato la testa e quindi “non ci sono”, mi compiaccio…in fondo è come se non l’avessi fatto io, diciamo che “presto la mano”.

C: mostre in programma?

p: si, per quest’anno ne ho due, una a Pietrasanta e una al Castello Malaspina di Massa…le date sono da stabilire, mi metto in coda e aspetto il mio turno, mi pare ovvio.

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