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La Storia scritta nelle carte geografiche: a Barga fino a domenica la mostra dedicata a Domenico Cecchi

La Storia scritta nelle carte geografiche
Prosegue a Barga la mostra dedicata al cartografo Domenico Cecchi,
accusato di tradimento e mai graziato

Ingresso libero – Aperta fino a domenica 16 ottobre con orario 10-18

Prosegue a Barga, negli spazi delle Stanze della Memoria (via di Mezzo) con orario 10-18, la mostra “Domenico Cecchi (1678 – 1745), cartografo agrimensore del secolo XVIII”. Fino a domenica 16 ottobre sarà possibile visitare a ingresso libero l’esposizione, organizzata dalla Fondazione Ricci Onlus e dall’Istituto storico lucchese (sezione di Barga) e realizzata alcuni anni fa da Luigi Lucchesi e Mariano Verdigi, che ha il patrocinio dei Comuni di Barga e Castiglione di Garfagnana, nonché della Pro Loco Castiglione di Garfagnana.

Domenico Cecchi è una figura di riferimento importante in ambito di cartografia storica: non è un caso che nella giornata di studi dello scorso sabato 8 ottobre si sia parlato delle sue vicende biografiche e cartografiche. Nato nel 1678 a Castiglione di Garfagnana, vicaria lucchese circondata dallo Stato estense, a circa vent’anni si iscrisse alla scuola di cartografia e agrimensura dell’Offizio delle Fortificazioni di Lucca, iniziando poi a lavorare come cartografo. Nel 1728 fu accusato di aver tradito la Repubblica per aver fornito informazioni e mappe alla confinante Modena; decise così di riparare a Castelnuovo di Garfagnana (territorio estense), dove conseguì la patente di perito agrimensore. Soggiornò prima qui e poi a Barga, producendo terrilogi per quelle due comunità. Continuò a lavorare e ricevere incarichi a Modena; poi, per riavvicinarsi alla famiglia e cercare di salvare i beni confiscati in Castiglione, si stabilì a Pieve Fosciana, da dove cominciò a tessere una rete di contatti con Lucca per ricevere la grazia, che mai arrivò.

L’esperienza del Cecchi influì senza dubbio la concezione che egli maturò del proprio lavoro: attraverso i suoi scritti, come rilevano le studiose Roberta Martinelli e Margherita Azzari, pose l’attenzione su un aspetto fortemente innovativo del suo intendere la professione, consistente nell’idea “che il perito deve essere indifferente rispetto ai committenti”. Cecchi affermava la volontà di affrancarsi da uno stato di pedissequo servizio al potere per approdare ad una sorta di affermazione della libera professione.

Per informazioni: Fondazione Ricci Onlus 0583/724357; fondricci@iol.it

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