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PITTURA DEL ‘900 – BARGA – Il ritratto secondo Umberto Vittorini: gli affetti raccontano il dolore

La mostra è aperta sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19

Il ritratto secondo Umberto Vittorini: gli affetti raccontano il dolore

Un’ampia sezione dedicata al ritratto e all’autoritratto per “Umberto Vittorini nelle collezioni private”, alla Fondazione Ricci

Ingresso libero

Il ritratto secondo Vittorini: gli affetti, sofferti ed espressivi, raccontano il dolore che le esperienze della guerra e della prigionia della moglie avevano generato. Un’ampia sezione della mostra Umberto Vittorini nelle collezioni private. Tradizione e modernità nella pittura di un maestro del Novecento”, alla Fondazione Ricci Onlus di Barga (via Roma, 20) a ingresso libero fino al 27 agosto, è dedicata ai ritratti e agli autoritratti realizzati da questo Maestro del Novecento le cui opere si trovano nei musei d’arte moderna di Roma e Milano.

Tra secondo dopoguerra e anni Sessanta, all’indomani delle drammatiche vicende familiari vissute durante il conflitto, Vittorini si dedica in particolare a ritratti degli affetti più cari e a sofferti autoritratti, gli impasti si fanno sempre più densi e grumosi, la pennellata libera e talvolta deformante. Approda in molti casi a risultati pienamente espressionisti, altre volte accentua il segno e il grafismo: la sua pittura risponde a sollecitazioni diverse, segno del tumulto interiore e delle contrastanti urgenze espressive dell’artista.

Già i primi, bellissimi ritratti degli anni Dieci mostrano l’accentuata inclinazione di Vittorini verso tale genere pittorico: il solido impianto compositivo, la pennellata larga e decisa, l’immediatezza nella resa dell’espressione, tutte caratteristiche che si definiranno in opere come Donna che lavora, Ritratto di Giulia (1932) , Ritratto di donna (1949), dove si accentua il particolare espressionismo di Vittorini, inteso “più che come affermazione di un contenuto umano o di un inquieto stato d’animo come appagamento di un prepotente istinto coloristico” (E. Carli, 1984). Ciò è evidente nei ritratti femminili, dove i contrasti coloristici nell’abbigliamento e la preziosità degli accostamenti cromatici tra incarnato e ornamenti mostrano al meglio l’istinto coloristico di Vittorini. Felicissimi risultati ottenne anche nella serie degli autoritratti, che lo accompagnarono come una sorta di diario intimo, nel corso di tutta la vita: da quelli giovanili, resi con stesure ampie e pacate, agli autoritratti del dopoguerra, che esprimono il tormento interiore sofferto dopo le drammatiche esperienze vissute negli anni del conflitto, fino agli autoritratti più tardi, degli anni Sessanta e Settanta, in cui il volto è reso con fitto segno grafico o pennellata vorticosa, capace di disfare l’immagine con esiti autenticamente espressionisti.Umberto Vittorini - Ritratto di donna, 1953, olio su tela

Vittorini, che a Barga è nato, è poi cresciuto a Pisa, città di provenienza del padre dove ha studiato e lavorato. Ma ha poi scelto di riposare a Sommacolonia, il luogo dove aveva trascorso l’infanzia. L’esposizione, che ha il patrocinio del Comune di Barga e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, offre al visitatore la visita di circa 100 opere (fu pittore assai prolifico), ripercorrendo i luoghi di Vittorini da Barga a Pisa, passando da Milano e dalla Versilia. La mostra è visitabile a ingresso libero sabato e domenica con orario 10-12 e 16-19, martedì dalle 10 alle 12 e venerdì dalle 16 alle 19, fino a sabato 27 agosto.

Per informazioni: Fondazione Ricci Onlus, Via Roma, 20 – Barga (Lucca); 0583/724357; fondricci@iol.it; www.fondazionericcionlus.it

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