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TRATTATO DI ECONOMIA coreocabaret confusionale…

> ve 11 dicembre h21.00 Teatro Nieri / Ponte a Moriano, Lucca
TRATTATO DI ECONOMIA
coreocabaret confusionale sulla dimensione economica dell’esistenza

nell’ambito della rassegna di SPAM! Qualcosa si muove.

Dopo l’ultimo successo di Andrea Cosentino Not here not now e la Prima Nazionale a Short Theatre di In girum imus nocte (et consumimur igni) di Roberto Castello, in Trattato di economia – coreocabaret confusionale sulla dimensione economica dell’esistenza, Roberto Castello e Andrea Cosentino sono per la prima volta insieme sulla scena, in un’opera scritta, diretta e interpretata da entrambi. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso 7 novembre nell’ambito di Teatri di Vetro con un ottimo successo di pubblico e critica.
progetto, drammaturgia, regia, di/con: ROBERTO CASTELLO e ANDREA COSENTINO

assistente ALESSANDRA MORETTI
direzione tecnica LUCA TELLESCHI
videopartecipazione straordinaria ATTILIO SCARPELLINI
realizzazione oggetti di scena PAOLO MORELLI
produzione ALDES
in collaborazione con SARDEGNA TEATRO
con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo
un ringraziamento a GIORGIO LAZZARINI

Trattato di Economia è l’incontro fra due artisti diversi per generazione, ambito, formazione e percorso artistico, che per caso un giorno hanno scoperto di covare lo stesso desiderio: realizzare uno spettacolo sulla scienza che vuole liberare l’umanità dalla schiavitù del bisogno. Dopo oltre un anno di letture, incontri, dubbi, entusiasmi e crisi il lavoro inizia a prendere forma, una forma nella quale economia, arte e morale si aggrovigliano con esiti paradossali.
Il risultato è un progetto performativo tra parola e gesto che si interroga sul denaro, sul suo valore, sulla sua invadente onnipresenza e sulla sua sostanziale mancanza di rapporto con la realtà.
Porsi ai margini del contratto per renderne palesi i paradossi inventando situazioni limite e domande inappropriate è il modo per riprendere possesso, almeno simbolicamente, di ciò che non si capisce e non si controlla annientandolo con una risata liberatoria.

“C’è una frase che mi sono detto subito dopo aver visto il Trattato di economia di Roberto Castello e Andrea Cosentino, è una frase che non hanno detto loro ma che mi pare abbia attraversato l’intera messa in scena, salutata da un grande trasporto di pubblico per Teatri di Vetro 9 in prima nazionale al Teatro Vascello. Ho pensato che il teatro ha come intimo fine il senso, là dove lo spettacolo si accontenta di avere come obiettivo primario il consenso, che gli somiglia. Ma non è.
Attraverso giochi linguistici e coreutici questo che viene definito “coreocabaret”, in cui si ride e molto con estrema intelligenza, riesce nel difficile compito di tenere insieme una tematica ostica come appunto l’economia, che ha esteso il proprio dominio a ogni ambito delle attività umane, con l’elettrizzazione della scena promessa e mantenuta dall’abilità del comico, grazie alla quale l’opera prende forma su fondamenta solide, geometriche, ma si sviluppa attraverso l’estremizzazione degli elementi di cui sono composte, secondo stile e poetica. […] Castello e Cosentino evidenziano i paradossi della nostra società che poggia su caratteristiche non più certe, ripetute fino al punto di farsi vuote, mentre i piani dei governi nazionali mostrano sempre meno sensibilità. Ma non è tutto, perché di artisti parliamo, e tra i migliori del teatro contemporaneo.[…]”

Estratto da recensione di Simone Nebbia su Teatro e Critica 12/11/2015
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“Sommiamo la prorompente ironia e sagacia di uno degli attori comici più influenti del panorama teatrale italiano e l’irriverenza e l’originalità di uno dei coreografi più apprezzati della danza contemporanea, il risultato non potrà che essere sorprendente. Se a questa già nutrita somma aggiungiamo un argomento che, nonostante sembri poco “artistico”, riesce a smascherare proprio le dinamiche più recondite dell’arte e si riferisce a chiunque senza possibilità di esclusione, allora si può senz’altro parlare di un piccolo capolavoro.
[…] La grandezza dello spettacolo risulterà poi essere l’accostamento di questo principio economico al mondo dell’arte, nello specifico proprio al campo del teatro, in un continuo gioco di scoperchiamento delle dinamiche teatrali, una presa in giro teatrale del teatro, un meta teatro dall’ironia devastante. […]
Un lavoro perfetto nelle tempistiche, nella sceneggiatura e nelle dinamiche spaziali e muscolari, assolutamente da vedere e rivedere.”

Estratto da recensione di Valeria Loprieno su NUCLEO art-zine 10/11/2015 | Speciale Tdv 9
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