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Omaggio a Monicelli a Castiglione di Garfagnana con due film in piazza

Un’iniziativa della Fondazione Banca del Monte di Lucca

Due film in piazza a Castiglione di Garfagnana

Il 13 e 14 agosto per il centenario di Mario Monicelli

Mario Monicelli è stato un autentico, incorreggibile misogino o ha invece avuto un atteggiamento di attenzione nei confronti della questione femminile? E’ la riflessione che guida l’omaggio al padre della commedia all’italiana che si svolgerà il 13 e il 14 agosto a Castiglione di Garfagnana. Saranno proiettati in piazza Vittorio Emanuele II, con inizio alle 21, i film “La ragazza con la pistola” (giovedì 13) e “Amici miei” (venerdì 14): due film che riassumono il contrastante atteggiamento del regista nei confronti del pianeta donna.

Il doppio appuntamento di Castiglione di Garfagnana si inquadra nelle celebrazioni per il centenario della nascita di Monicelli, realizzate dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e organizzate dall’associazione culturale PromoCinema. Le iniziative hanno preso il via nello scorso maggio a Viareggio con una tavola rotonda e una proiezione omaggio e proseguiranno fino al 2016 in altre realtà della provincia di Lucca.

Tornando agli appuntamenti di Castiglione, se “La ragazza con la pistola” appare come un film che guarda all’emancipazione femminile, attraverso le disavventure di Monica Vitti, ragazza siciliana disonorata che insegue in Inghilterra il suo seduttore; “Amici miei” è praticamente un manifesto del maschilismo più estremo, con i cinque amici intenti a dimenticare le responsabilità dell’età matura. Insomma, c’è materia di riflessione e insieme di divertimento. Il cinema di Monicelli del resto è fatto così: fa ridere, ma fa anche pensare.

Le presentazioni dei film, organizzate da PromoCinema con Fondazione Banca del Monte di Lucca, Comune di Castiglione di Garfagnana, Unione Comuni Garfagnana, Biblioteca comunale di Castiglione di Garfagnana e Pro Loco di Castiglione di Garfagnana, sono curate da Umberto Guidi. Ingresso libero a esaurimento posti. In caso di pioggia le proiezioni si svolgeranno nella sala consiliare del palazzo comunale.

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LA RAGAZZA CON LA PISTOLA

Assunta va a Londra e si libera da una doppia servitù.

La ragazza con la pistola, venticinquesima regia di Mario Monicelli, esce in Italia nel 1968, data cruciale per l’evoluzione del costume e anche della politica.

Questo film è importante perché accredita Monicelli come un regista attento alla questione femminile.

Racconta la vicenda di Assunta Patanè, giovane siciliana “disonorata”, che su istigazione della famiglia lascia l’isola natia per inseguire fino in Inghilterra il suo seduttore. E’ armata di pistola perché dovrà costringerlo a sposarla o – in ultima analisi – ucciderlo per riparare la grave offesa al suo onore. In realtà il viaggio di Assunta si trasforma in un processo di doppio affrancamento: dalla subalternità femminile in generale, e dalla dipendenza dagli antiquati codici d’onore che già agli inizi del decennio cominciavano ad essere percepiti come intollerabili.

Infatti Assunta, nel contatto con la Swinging London della seconda metà degli anni ’60, fra la cultura beat e le minigonne di Mary Quant, verrà liberata e si prenderà gioco del suo seduttore, riaffermando così la propria personalità.

La ragazza con la pistola parla dunque di un tema serio, legato all’evoluzione dei costumi e alla liberazione della donna, ma lo fa con il caratteristico tocco alla Monicelli: in modo decisamente divertente.

La prima parte del film, quella che si svolge in Sicilia, è modulata sul registro del grottesco. Rivediamo atmosfere e usanze (il delitto d’onore, oppure la cosiddetta ‘fuitina’) che Pietro Germi, un altro grande regista della commedia italiana, amico di Monicelli, aveva già efficacemente tratteggiato in opere come Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964). Nella seconda parte, quella ambientata in Inghilterra, emerge nettamente l’arretratezza culturale di certi comportamenti che il miglior cinema italiano ha contribuito a criticare.

Un valore aggiunto di La ragazza con la pistola è il lancio della protagonista Monica Vitti, quale credibile interprete comica. La produzione – ha raccontato più volte Monicelli – non la voleva e puntava su Claudia Cardinale. La Vitti era percepita come un’attrice sofisticata: anche se era comparsa in qualche commedia, era considerata da molti la musa dell’incomunicabilità cinematografica, per il suo sodalizio, artistico e sentimentale, con Michelangelo Antonioni. Monicelli, come era solito fare, tenne duro e spalancò alla Vitti una carriera di attrice brillante.

LA SCHEDA

La ragazza con la pistola. Regia: Mario Monicelli; soggetto: Rodolfo Sonego; sceneggiatura: Rodolfo Sonego, Luigi Magni; fotografia: Carlo Di Palma; scenografia e costumi: Maurizio Chiari; musica: Peppino De Luca; montaggio: Ruggero Mastroianni; aiuto regista: Renzo Marignano; produzione: Gianni Hect Lucari per Documento Film. Italia, 1968. Durata 104’.

Interpreti: Monica Vitti (Assunta Patanè), Carlo Giuffré (Vincenzo Maccaluso), Stanley Baker (il medico chirurgo), Corin Redgrave (suicida), Tiberio Murgia (emigrante), Aldo Puglisi (emigrante), Stefano Satta Flores (cameriere).

Premi: Festival di San Sebastian per la migliore interpretazione femminile; Nastro d’argento per la migliore interpretazione femminile; David di Donatello per produzione e interpretazione femminile; Nominato all’Oscar per il miglior film straniero (1969).

(a cura di Umberto Guidi)

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AMICI MIEI

Maschilismo in salsa toscana

Amici miei rappresenta, nella filmografia di Mario Monicelli, un titolo di capitale importanza, non fosse altro per il clamoroso successo di pubblico che il film conseguì alla metà degli anni Settanta.

Com’è noto, il progetto del film era di Pietro Germi, che chiamò Monicelli pregandolo di assumersi la responsabilità della regia: Germi non poteva dirigerlo per motivi di salute. E in effetti sarebbe morto – purtroppo – subito dopo l’inizio delle riprese. Monicelli accettò e mise mano alla sceneggiatura, insieme a Leo Benvenuti e Piero De Bernardi.

Le avventure di questo gruppo di cinquantenni che rifiutano le responsabilità connesse all’età matura ed esorcizzano la paura della morte con “zingarate” e scherzi grevi dovevano essere originariamente ambientate a Bologna. Monicelli, che si sentiva toscano, come del resto lo erano i suoi due sceneggiatori di fiducia, trasferì la vicenda a Firenze, inserendo nel copione elementi autobiografici.

Più volte Monicelli ha ricordato che c’era allora molta resistenza da parte della produzione ad ambientare un film comico a Firenze. Si riteneva che l’umorismo toscano fosse troppo corrosivo, e pertanto non gradito dal grande pubblico. Amici miei sfatò questo pregiudizio e aprì la strada a un’onda lunga di comicità toscana che è ancora lontana dall’esaurirsi.

Anche il cast fu rimaneggiato rispetto alle previsioni iniziali. Marcello Mastroianni, che doveva fare la parte del nobile decaduto, declinò per un certo sospetto che aveva nei confronti dei film corali; allora a Tognazzi fu assegnato il ruolo del conte Mascetti, e Noiret fu ingaggiato per fare il giornalista. Germi pensava anche a Saro Urzì, un attore di sua fiducia, però Monicelli preferiva Adolfo Celi, e riuscì a convincere il collega. In breve il quintetto di protagonisti (integrato da Gastone Moschin e Duilio Del Prete), si rivelò affiatato ed efficace.

Nell’opera di Monicelli coesistono due aspetti contraddittori: una certa misoginia, o per lo meno un sospetto nei confronti di quello che si chiamava il gentil sesso, e un’apertura verso i diritti femminili, evidente in film come La ragazza con la pistola, Romanzo popolare, Speriamo che sia femmina. Ecco, Amici miei sembra piuttosto il manifesto del maschilismo più virulento, un maschilismo in salsa toscana. I cinque protagonisti considerano le donne esseri alieni, difficili da capire, oggetti del desiderio di cui sbarazzarsi se diventano troppo esigenti o ingombranti. Per non dire dei tratti di omosessualità latente che si scorgono al fondo dell’amicizia virile che lega i cinque attempati goliardi.

Anche se le nemica da rimuovere o da irridere è la morte, presenza evidente nel film, cui vengono riservati due supremi sberleffi: la “supercazzola” di Noiret durante la cerimonia dell’estrema unzione e la scena finale del funerale.

LA SCHEDA

Amici miei (“Un film di Pietro Germi”). Regia: Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Pietro Germi, Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Tullio Pinelli; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Lorenzo Baraldi; costumi: Casa mode “Princess di Firenze”, Piattelli, Serio; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Ruggero Mastroianni; aiuto regista: Carlo Vanzina; produzione: Carlo Nebiolo per Rizzoli Film. Italia, 1968. Durata 110’.

Interpreti: Ugo Tognazzi (conte Raffaello Mascetti), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Philippe Noiret (Giorgio Perozzi), Duilio Del Prete (Necchi), Adolfo Celi (professor Sassaroli), Milena Vukotic (Alice Mascetti), Bernard Blier (Righi), Olga Karlatos (Donatella Sassaroli), Silvia Dionisio (Titti), Franca Tamantini (Carmen), Angela Goodwin (moglie di Perozzi).

Premi: diploma d’onore al Festival di Teheran; David di Donatello 1976: miglior film e migliore interpretazione maschile (Ugo Tognazzi).

(a cura di Umberto Guidi)

Locandina Castiglione di Garfagnana 2

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