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Lettera del presidente dell’As Lucchese Libertas al Presidente della Lega Pro Mario Macalli

Caro Presidente,

leggo ancora oggi, con l’interesse di sempre, le parole con cui giustifica l’operato della sua presidenza difendendo il bilancio di fine esercizio – non approvato nella seduta assembleare di dicembre 2014-. In qualità di presidente dell’As Lucchese Libertas è noto che non ho nessun titolo in merito all’approvazione del bilancio in quanto, come new entry, non ho diritto di voto. Quando, nel settembre 2014, sono entrato per la prima volta nella sede di Lega Pro, non Le nascondo di aver provato grande soddisfazione e orgoglio immaginando un mondo ricco di professionalità a tutela di coloro che ogni giorno, con grande sacrificio e altrettanta serietà, svolgono il ruolo di presidente. Ho immaginato che l’assemblea con i miei amici e colleghi presidenti fosse un’occasione conviviale per discutere e condividere comuni progetti e diverse strategie. Ma, come Lei ben sa, solo dopo pochi minuti, causa il metodo e l’arroganza dei toni nonché per la scontatezza con cui vengono assunte le delibere, mi sono visto costretto ad abbandonare la seduta. Fino a quel momento il mio contributo è stato perfettamente inutile, ma in occasione dell’incontro di dicembre e in seguito alle dichiarazioni dei presenti, ho sentito il dovere di invitare i miei colleghi a riflettere e soprattutto a prendere consapevolezza sull’attuale governance priva ormai di ogni fiducia. La mancata approvazione del bilancio e le ragioni vantate su quella posizione sono state un messaggio chiaro di sfiducia verso un governo di Lega Pro ormai palesemente assente di ogni forma di credibilità. Le ragioni sono oggettive e l’attacco intendeva colpire il sistema, il metodo, la forma e la sostanza che non trovano più il consenso nemmeno della minima maggioranza. Dobbiamo solo chiederci come cambiare le regole, come adeguare le procedure e come restituire ai presidenti delle società quell’autorevolezza di gestione e di proposta necessarie per svolgere un ruolo così importante. Un punto solo è estremamente chiaro: la necessità di nuove regole, nuovi sistemi, nuove procedure, nuovi progetti e nuovi rapporti con le società che passino attraverso nuove elezioni e attraverso una governance che riscuota il consenso di una larga maggioranza. Se tutto questo porterà allo stesso governo di oggi avremo in ogni caso un direttivo e un presidente più forti.

Le battaglie e le polemiche che Lei, signor Presidente, sta affrontando mostrano a quelli nuovi – come il sottoscritto – ombre, perplessità e sospetti che non permettono lo svolgimento del lavoro con serenità ed entusiasmo. Voglia essere saggio, lungimirante e lo sia spontaneamente, con quel buonsenso che penso sia stato la bussola del suo governare in questi anni.

Diversamente, anche nel caso in cui i Tribunali dovessero darLe ragione, Lei ha già perso ugualmente in quanto per noi presidenti e per tutta la Lega Pro, Lei sta portando avanti un mondo, una realtà, un’organizzazione che non condividiamo.

Le sue dimissioni sono state scritte, con il voto contrario al bilancio, nel dicembre scorso e portano la firma di una maggioranza forte e decisa. A questo punto quindi, dimostri con coraggio e determinazione, a testa alta, che il suo vero interesse sono la Lega Pro e il suo corretto e trasparente funzionamento: non si abbandoni alle chiacchiere. Noi presidenti vogliamo essere orgogliosi ma poco chiacchierati. Usi le sue forze e il suo potere per tornare in assemblea con un nuovo progetto, ricco di contenuti e, sulla base di quelli, ricerchi i consensi per proseguire il suo viaggio di Presidente confrontandosi con chi propone cose nuove per un migliore futuro della Lega Pro. Tutti vogliono ricordarLa come un Presidente di successo e una bandiera per la nostra Lega, ma, come si usa fare in democrazia, oggi vogliamo tornare a nuove elezioni anche al fine di scegliere con chi proseguire il nostro cammino.

Lei, Presidente, deve stare sereno e guardare la storia del nostro paese: uomini sicuramente più autorevoli di Lei, impegnati nei ruoli istituzionali di grande rilievo, con grandi responsabilità di governo, non hanno esitato a fare un passo indietro alla presenza di una sfiducia palese circa le loro alleanze e i loro programmi. Quindi si affretti a seguire il loro esempio e senza indugio provveda a chiamare tutti i suoi veri padroni (i presidenti delle società) affinché possano esprimere democraticamente le loro posizioni tornando a impadronirsi nuovamente dei propri ruoli.

Auspicando una sana riflessione, la saluto cordialmente con la stima di sempre.

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