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“Lucca tra Repubblica e Principato” in un volume dell’architetto Velia Gini Bartoli

 

Nell’occasione saranno inaugurate le nuove sale espositive dell’Archivio, ai Macelli

Lucca tra Repubblica e Principato”

Piazze, strade, palazzi e quartieri riscoperti dall’architetto Velia Gini Bartoli che firma un volume per PubliEd e una mostra nella succursale dell’Archivio di Stato

Una Lucca che non conosciamo, che esisteva fino a 200 anni fa, la città com’era prima di Elisa Bonaparte Baciocchi: “Lucca tra Repubblica e Principato”.

Sono le forme e l’aspetto del quartiere di San Pietro Maggiore, delle mura senza la porta marmorea, dei fossi in corso Garibaldi, degli edifici che sorgevano prima delle attuali Poste centrali e della Manifattura tabacchi i protagonisti del II volume di questa pubblicazione, scritta dall’architetto Velia Gini Bartoli e edita PubliEd, che sarà presentata, insieme alla mostra documentaria “Lucca tra ‘700 e ‘800”, venerdì 5 settembre alle 17,30 nella sede succursale dell’Archivio di Stato di Lucca (via dei Pubblici Macelli, 155).

La pubblicazione del volume, realizzato grazie ai contributi di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Comune di Lucca, ha visto la collaborazione dell’Archivio di Stato di Lucca anche nel suo contenuto, considerando la notevole mole di documenti messi a disposizione, ed è promossa dal Ciscu, Centro internazionale di studi sulle cerchia urbane.

Alla presentazione, dopo i saluti istituzionali, interverranno Giorgio Tori per la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Paolo Sabbatini Bertoncini dell’Università di Pisa. Protagonista della mostra documentaria sarà la “grande” pianta della città come si presentava a cavallo dei due secoli, ed un volume che potrà essere di grande aiuto per i professionisti che operano sul tessuto urbano cittadino.

Con l’occasione, saranno inoltre inaugurati i nuovi spazi espositivi dell’Archivio, il cui restauro è stato sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

“L’inaugurazione del padiglione espositivo dei Macelli – dichiara Elisabetta Piccioni, direttore dell’Aslu -, oggetto di una completa ristrutturazione architettonica e funzionale, non poteva essere accompagnata da un evento migliore. Il libro di Velia Gini Bartoli resterà periodizzante negli studi storico urbanistici, strumento irrinunciabile nella cassetta degli attrezzi dei tecnici e dei politici per le scelte sui futuri interventi e restauri in città. Questa è la dimostrazione che gli Archivi non sono un luogo umbratile e polveroso. Tutt’altro. E gli archivisti sono una piccola comunità colta e operosa, e anche povera, in grado di mettere gli studiosi in contatto con le testimonianze del passato. Così le informazioni, come nel caso presente, passando tra supporti e cervelli: carta (o altro) – sapienza inventariale e ordinatrice – riaggregazione dei dati da parte del ricercatore con volumi, saggi, contributi scientifico, in questo caso accompagnati da rilievi possibili con le tecniche di lavoro digitali del CAD. Giungono infine alla meta: essere a disposizione di tutti i cittadini che vogliano farle proprie“.

Con la pubblicazione di questo secondo volume – spiega l’architetto Gini Bartoli – si conclude un lavoro di studio e di ricerca iniziato nel 1992 che ha prodotto diverse valenze tra le quali una delle più importanti è il rilievo completo della città in scala 1:500, ricostruito attraverso il montaggio delle carte storiche relative alle singole unità residenziali, commerciali, artigianali, religiose, esattamente com’erano e dov’erano prima che importanti interventi di ristrutturazione urbanistica, all’inizio del XIX secolo, ne mutassero significativamente gli assetti”.

In particolare – prosegue – sono stati ricostruiti interi isolati dei quali, fino ad oggi, non avevamo più nemmeno la memoria, salvo qualche rara e sparsa indicazione, come ad esempio quello di San Pier Maggiore, che si trovava nell’attuale piazza Napoleone prima dell’intervento di Elisa Baciocchi, quello nella zona di Porta Elisa, quello che occupava l’attuale piazza Bernardini, quello sull’area dell’ex monastero di Santa Chiara nella zona degli ‘orti’, quello di San Giuseppe dove attualmente si trova l’edificio delle Poste, quello di più recente demolizione, che era nell’attuale piazza Cittadella. E molti altri”.

È stato inoltre possibile individuare con precisione gli edifici ‘di torre’ dei quali fino ad oggi possedevamo solo i nomi e le ipotesi di collocazione, fatte da Giuseppe Matraia nella prima metà dell’Ottocento. E, cosa ancora più importante, tutta l’edilizia religiosa ingiustamente chiamata ‘minore’, che nel XVIII secolo era ancora presente in tutta la città”.

Questa operazione è stata possibile grazie alla scoperta di un corpus documentario unico ed inedito costituito da rilievi di straordinaria qualità redatti in occasione di vendite, successioni, divisioni, contratti di livello ed altro, provenienti dall’Archivio di Stato di Lucca, in particolare dall’Archivio de’ Notari e dalle Bozze allegate agli atti; questi ultimi costituiscono solo un settore dell’immenso patrimonio archivistico lucchese che ‘fotografa’ l’immagine suggestiva della città di Lucca così com’era più di duecento anni fa: un tessuto ricco di attività commerciali, artigianali e quant’altro che andava allora a costituire il vivace e variegato assetto della città settecentesca. Oltre al suo intrinseco valore culturale, questo lavoro mette a disposizione di chi materialmente oggi opera nel centro storico (geometri, ingegneri, architetti) una documentazione scientifica di supporto funzionale alla definizione di modalità di intervento più consapevoli nelle operazioni di restauro sia edilizio che urbanistico”.

 

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