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DIPARTITA FINALE al Teatro della Versiliana

Data:
Venerdì, 18 Luglio, 2014 – 21:30

PRIMA NAZIONALE

Il Teatro de Gli Incamminati presenta

DIPARTITA FINALE

di Franco Branciaroli coin ordine anagrafico:
Gianrico Tedeschi, Ugo Pagliai, Franco Branciaroli e Massimo Popolizio

Un supercast di attori guadagna l’immortalità: Quattro star del teatro per Dipartita Finale di Branciaroli

Non si era mai vista prima d’ora una locandina teatrale con su scritto interpreti in ordine anagrafico, ma è proprio così che si annuncia Dipartita Finale, con Gianrico Tedeschi 94 anni, Ugo Pagliai 76 anni, Franco Branciaroli 66 anni, Massimo Popolizio 53 anni

Dopo l’apprezzata edizione di Finale di Partita di Beckett del 2006, Franco Branciaroli da autore firma, con questoDipartita Finale, un testo ascrivibile alla stessa atmosfera dell’assurdo. È la storia di tre clochard, Pol, Pot e

il Supino, comicamente alle prese con le questioni ultime, cui li costringe Toto, travestimento della morte. Oltre

allo stesso Branciaroli, che ricoprirà proprio questo ruolo, ad interpretarlo ci sarà un cast esemplare di attori: Gianrico Tedeschi, Ugo Pagliai e Massimo Popolizio, presentati in locandina in ordine anagrafico. E il fine metafisico, quello di un mondo affossato dall’assenza di valori e che affida la propria longevità alla scienza, in assenza di una fede nell’immortalità, è perseguito con strumenti irresistibilmente divertenti. “È una parodia, un western, un gioco da ubriachi sulla condizione umana dei nostri tempi, con tre barboni che giacciono in una baracca sulle rive di un fiume, forse del Tevere, e con la morte, nei panni di Totò menagramo, che li va a trovare impugnando la falce”, con le parole dello stesso Branciaroli. Il finale, a sorpresa, è lieto per tre quarti.

Riflessioni dell’autore

Ci si difende dall’angoscia da sempre. L’angoscia è la mancata perfezione della vita. Affidarsi a Dio, venirne uccisi per salvarsi, addirittura ucciderlo per questo: finora. E’ morto, adesso, per chi lo percepisce davvero. Non morto per noi, non più; scomparso. I più lo ignorano nel profondo perché indifferenti. Con Lui tutto ciò che è assoluto valore è scomparso. Però l’angoscia resta e cresce: vieppiù. La realtà è senza ideale, la natura senza luce.

Ebbene, l’opera d’arte (sperando che sia arte) deve essere capace, oggi, di suscitare in qualcuno la convinzione che in essa sia presente quel senso ultimo del mondo che è il trovarsi privi di Dio; e naturalmente la disperazione che ne consegue. Di aver perso il rimedio per allontanare la sofferenza e la morte. Il sapere umano pensa già alla costruzione di una vita umana in cui sofferenza e morte siano allontanate il più possibile: la realizzazione di un mondo nuovo che anticipi l’Apocalisse: nuova terra, nuovo cielo. La scienza, la potenza umana, sostituisce Dio. Si assomigliano molto, Dio e scienza, più di quanto solitamente si creda. La scienza adesso non limita nessuna azione; non vi è morale o etica perché non c’è più nessun valore assoluto, nessun Dio. Non ci sarà nessuna “natura” da rispettare. Si andrà oltre la “natura”. Ci si difende dall’angoscia cercando la forza più potente: il sapere umano, o meglio, la “tecnica” che ne è conseguenza. Si potrà diventare anche immortali. Tutti i limiti saranno valicati. Immortale non è eterno; qualcuno tenterà di lasciare aperta la porta al divino, al passato di una cultura immensa da cui non si può prendere un definitivo congedo.

Franco Branciaroli

Sede:
Teatro La Versiliana
Categoria:
Prosa
Fonte http://www.laversilianafestival.it

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