Header ad
Header ad
Header ad

IL CANTO DELLA SCACCHIERA la mostra di Simone Domeniconi

IL CANTO DELLA SCACCHIERA

dal 17 Gennaio 2014 al 26 Gennaio 2014

Luogo: Scuderie Granducali

Già dai tempi del liceo fiorisce la sua vocazione per l’arte e la poesia, che lo porterà a ricevere prestigiosi riconoscimenti tra i quali il Premio Internazionale del San Domenichino  e il  Premio Alpi Apuane.
L’indole poliedrica di Domeniconi lo porta a ricoprire anche il ruolo di direttore artistico e conduttore della trasmissione televisiva Road Café in onda  sul canale Antenna 3.
Nel frattempo dipinge, organizza mostre, scrive, frequenta artisti, si confronta con intellettuali. In particolare stringe amicizie con il pittore americano di fama internazionale, Robert Carroll (quadriennale di Roma primi anni ’60), e col maestro e docente di disegno all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, Fabio Grassi, con cui perfeziona ulteriormente la conoscenza delle tecniche pittoriche.
In pittura, dopo gli esordi figurativi ed alcune sperimentazioni su materiali e tecniche miste, la sua ricerca artistica si rivolge allo studio di un’estetica concettuale all’interno del gioco degli scacchi.

Simone Domeniconi was born at Carpi (MO) on May 19th , 1972. His gift for art and poetry dates back to his secondary-school days and has been recognized through such prestigious awards as the “San Domenichino International Prize” and the “Apuan Alps Prize”.
Thanks to his lively versatility, Domeniconi worked as the artistic director and anchorman in the “Road Café” television programme (“Antenna 3” Channel). At the same time, he set about painting and writing, organizing exhibitions, associating with artists and intellectuals. Among his acquaintances are Robert Carroll, an American painter of international renown (quadrennial exhibition in Rome in the early 1960s), and Fabio Grassi, a drawing master and teacher at the Art Academy in Carrara, under whose guidance Domeniconi improved his pictorial skills.
As far as painting is concerned, he first focused on the figurative dimension, experimented with mixed materials and techniques and subsequently devoted his artistic research to the study of a conceptual aesthetics relating to the game of chess.

LA MIA POESIA

Se dovessi raccontare la mia iniziazione all’arte, potrei citare l’incipit de “La Poesia” di Pablo Neruda:

“E fu  a quell’età… venne la Poesia a cercarmi”
La Poesia entrò nella mia vita in punta di piedi fin da molto piccolo. Ancora prima di scrivere il primo verso, già sapevo di essere un Poeta. Era come un brivido, un tremore che nasceva a contatto con la notte, col suo profumo di bucato vagamente affumicato. Scoprii molto presto che la Poesia aveva radici nel suono. Quando il respiro dell’anima si espandeva empiendo il suono delle parole, facendo cioè “risuonare” i versi, è allora che nasceva il canto, il canto della Poesia.
Abbandonare la penna per brandire il pennello fu doloroso, ma il desiderio dsfidare ime stesso nelle arti figurative era troppo forte. Decisi di fare un percorso anacronistico, “andando a bottega” da qualche pittore o docente d’accademia. Il cammino battuto fu differente da molti altri artisti. Percorsi strade impervie, bruciato dal fuoco della passione. Studiai molto la storia dell’arte, perché ritenevo che fosse importante conoscere ciò che era stato fatto prima di me. Fortunatamente non fui mai “tentato” dal desiderio della provocazione fine a se stessa, così tanto di moda oggi, perché ritenevo e ritengo che spesso mascheri l’assenza di un autentico talento.  Attraversai il periodo figurativo, quindi quello delle sperimentazioni, fino alla particolare ricerca nel gioco degli scacchi, che amai fin dall’infanzia.

Quello che faccio consiste nel “ricostruire” un momento, un preciso istante di una partita di scacchi, realmente disputata dai grandi campioni di ogni tempo, inserendola all’interno di immagini, icone, mappe e altro ancora, incollando direttamente i “pezzi” su scacchiere che dipingo manualmente. Dovendo riassumere il mio lavoro direi che può essere schematizzato e ridotto a tre elementi.
Il primo è di ordine “concettuale”, nel senso che il gioco degli scacchi è una perfetta metafora della società contemporanea. In ogni ambito, che va dalla politica alla vita sociale, fino alle relazioni sentimentali, tutto sembra essere guidato da egoistiche strategie al fine di ottenere vantaggi personali, indifferenti al bene comune, e quindi, del prossimo.
Il secondo elemento lo definirei “storico”: le date delle partite che ripropongo hanno un legame, a volte facilmente intuibile, altre volte più complesso, con le figure che si trovano all’interno dell’opera.
Il terzo elemento, che trovo particolarmente affascinante, è invece di ordine“estetico-concettuale”. Ritengo che nell’apparente fredda matematica che regola questo straordinario gioco, esista un fattore estetico, una sorta di bellezza compositiva, fatta sì di numeri e geometrie, ma anche e soprattutto di poesia e creatività. Per farmi comprendere meglio vorrei fare riferimento alla pittura informale. Prendiamo ad esempio un pittore come Vedova.  E’ possibile che davanti ad un suo quadro il visitatore estraneo a questo tipo di espressione resti confuso, interdetto, disorientato, tuttavia, per un appassionato, avvezzo a questo linguaggio, sarà meno difficile saper “andare oltre”, individuare cioè una sorta di “equilibrio” presente anche tra apparenti macchie di colore. Oppure penso ad un artista che amo molto come Paul Jenkins, capace di far “suonare” i colori accostandoli con una delicatezza e sensibilità uniche. In un certo senso è quello che cerco di fare ricostruendo e scegliendo un preciso momento di una partita di scacchi, cercando di cogliere l’armonia, l’equilibrio, quasi la danza che compiono gli scacchi durante la partita. Un elemento che non ha quindi quasi più alcun legame con le mere regole del gioco, ma che vive di un’anima propria. E tutto questo avviene in una sorta di radiografia, di “istantanea” di due pensieri tra i più alti dell’umanità che, in quel preciso attimo, si affrontano e quasi si fondono l’uno nell’altro, dando vita, persino a loro insaputa, ad un canto poetico sullo spartito della scacchiera.
Simone Domeniconi

MY POETRY

If I were to talk about my initiation to art, I would quote the opening lines of Pablo Neruda’s “La poesía”: “Y FUE a esa edad … Llegó la poesía / a buscarme” (“It was right at that age … Poetry came / In search for me”).
Poetry started walking on tiptoe into my life when I was a child. Even before writing verse, I knew I was a Poet. It felt like a shiver coming down with the night with its smell of laundry and smoke. I soon discovered that Poetry was rooted in sound. Its song rose as my soul drew breath and endeavoured to fill the sounds of words, making verse “resound”.
Dropping the pen to seize the paint-brush was a painful choice, but the wish to put myself to the test in the world of figurative arts was too strong. I opted for an old-fashioned route, “serving my apprenticeship” with painters or academy teachers. The path trodden was different from that of many other artists, since I was burning with the fire of passion and took impracticable roads. I studied the history of art because I thought it was important to know what had been done before I came. Luckily I was never “tempted” to indulge in mere provocation, as instead the current trend goes, since I thought and still think that provocation often conceals a lack of talent. I went through a figurative and then an experimental period up to my peculiar probing into the game of chess, which I have been fond of since I was a child.
What I do consists in “reconstructing” a moment, a precise instant of a game actually played by great champions throughout the decades; I then insert it among images, icons, maps and other figures by sticking the “pieces” on hand-painted chessboards.
If I had to illustrate my work in a few words, I would say that it can be traced back to three elements. The first one is of a “conceptual” kind, in the sense that the game of chess is a perfect metaphor for contemporary society. In any sphere, from politics to social life and sentimental relationships, everything seems to be controlled by self-centred strategies aimed at gaining personal advantages to the detriment of the community and our fellowmen.
The second element could be defined as “historical”: the dates of the games that I pay attention to are connected, in more or less explicit ways, with the figures inside the work of art.
The third element, which I find particularly fascinating, belongs instead to an “aesthetic-conceptual” order. I believe that the apparently cold mathematical rules presiding over this extraordinary game hide an aesthetic ingredient, a sort of compositional beauty made of numbers and geometric design, but especially of poetry and creativity. To explain it better, I would appeal to informal painting. Let’s just think of a painter like Vedova: an observer unfamiliar with his kind of technique is bound to feel confused, disconcerted or bewildered when standing before one of his pictures. On the other hand, an enthusiast accustomed to this type of language will find it easier to “go beyond”, to strike a sort of “balance” even among seeming blobs of colour. I am also thinking of an artist that I particularly appreciate: Paul Jenkins, capable of making colours “sound” by matching them with immense sensibility and finesse. This is somehow what I try to do when reconstructing and choosing an exact moment from a game in the attempt to envisage the harmony, balance and, so to speak, the dance of the chess-pieces while the match is going on. Such is then an element that has almost lost its real connection with the simple rules of the game and ultimately acquires a life of its own. And all this comes about as through a radiography, a “snapshot” of two noblest human thoughts confronting each other and nearly merging: even while unaware of it, these thoughts pave the way for a poetical song on the chessboard score.

Simone Domeniconi

Mostre più recenti:

2013
Esposizione alla Fiera Internazionale di Genova presso lo stand “Galleria Aretusa Arte Contemporanea” – Genova.
Esposizione presso la Fiera “Giorni d’Arte” – Marina di Carrara.
Mostra Personale “La Poesia nel Gioco degli Scacchi” a cura di Marco Luporini (pubblicazione Catalogo) presso Galleria Aretusa Arte ontemporanea  – Pietrasanta (LU).
Personale “Viaggio Oltre la Scacchiera” – Monnalisa, Bergamo.

2014
Personale presso le Scuderie Granducali di Seravezza (LU) con il Patrocinio del Comune di Seravezza (LU), la collaborazione della Fondazione Terre Medicee, “Il canto della scacchiera”,  testo critico a cura di Giovanni Faccenda
More recent exhibitions:

2013
Exhibition at the International Fair in Genoa, “Aretusa Gallery – Contemporary Art” stand.
Exhibition at the “Art Days” Fair in Marina di Carrara (MS).
Personal exhibition: “The Game of Chess and its Poetry”, supervised by Marco Luporini (catalogue publication) at the “Aretusa Gallery – Contemporary Art”, Pietrasanta (LU).
Personal exhibition: “A Journey beyond the Chessboard”, Monnalisa, Bergamo.

2014
Personal exhibition: “The Chessboard’s Song”, with a critical comment by Giovanni Faccenda. Venue: The Grand-ducal Stables in Seravezza (LU), under the sponsorship of the municipal authorities of Seravezza and with the collaboration of the “Medicean Lands” Foundation.

Luogo: Scuderie Granducali

Related posts

Questo sito utilizza cookie tecnici ed analitycs. Potrebbero inoltre essere installati cookie di terze parti. Proseguendo la navigazione accetti la policy del sito. Per ulteriori informazioni clicca sul link predisposto. Info | Chiudi