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Luoghi insoliti 2013

Domenica 17 novembre visite guidate gratuite

Luoghi insoliti 2013

La Regione apre al pubblico i suoi palazzi storici

La Regione Toscana, domenica 17 novembre, dalle ore 10 alle ore 12, aprirà le porte di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati (sede della Presidenza), di Casa Rodolfo Siviero (un tempo abitazione del ministro-agente segreto noto per aver recuperato molte delle opere d’arte sottratte dalle truppe naziste durante l’occupazione italiana), del Museo di storia della sanità toscana (ricavato nei quartieri monumentali dell’ex-ospedale San Giovanni di Dio) e della casa studio Leonardo Savioli, immersa tra gli ulivi, dalla quale si ha una suggestiva immagine della certosa del Galluzzo.

Il FAI è una fondazione nazionale senza scopo di lucro nata nel 1975 con l’obiettivo di promuovere una cultura di rispetto della natura, dell’arte e delle tradizioni italiane. La Regione Toscana ha sposato questo obiettivo ed ha messo a disposizione del FAI delegazione di Firenze e dell’Associazione Amici dei Musei alcuni tra i palazzi più belli di sua proprietà, luoghi al di fuori dei consueti percorsi turistici ma di evidente valore storico ed artistico.

Prenotazioni e informazioni,
in orario 9-13, dal lunedì al venerdì:
tel. 055 4385616
luoghi.insoliti@regione.toscana.it

I “luoghi insoliti” dell’iniziativa

 

Palazzo Sacrati Strozzi
Firenze, piazza Duomo 10

Palazzo storico monumentale affacciato su piazza del Duomo, fu costruito agli esordi del XVII secolo sulle case medievali della famiglia Bischeri e progressivamente ampliato dai marchesi Guadagni, il Palazzo, che si affaccia su Piazza Duomo, assunse la fisionomia attuale nell’800 con Anna Strozzi. La struttura si sviluppa su oltre 3.400 mq, articolandosi in più blocchi.
Nel corso dei secoli i proprietari hanno modificato più volte la struttura del palazzo, arricchendolo di particolari e decorazioni: nel ‘700 vennero aggiunti uno scalone monumentale, una sala da ballo (costruita in occasione delle nozze di Giovan Battista Guadagni con Teresa Torrigiani), decorazioni pittoriche ad opera di Antonio Vannetti e A. Domenico Giarré. Agli inizi del 1800 vennero aggiunti un giardino con voliera, numerosi affreschi a soggetto mitologico al pian terreno del primo piano, la nuova facciata su via dell’Oriuolo, i decori dei piani superiori (dove spicca la sala con al centro del soffitto la scena dell’incontro fra Bianca Cappello e Francesco I° de’ Medici, dipinta da Annibale Gatti).
Nel 1871 il palazzo andò a Massimiliano Strozzi del ramo di Mantova, erede dei Sacrati di Ferrara, che fece ulteriori lavori per alzare di un piano la struttura e le scuderie. Gli ultimi intreventi furono fatti nel 1918 dalla vedova di Massimiliano, Guendalina Steward e dal figlio Ubert, che installarono nel 1918 l’ascensore antistante lo scalone monumentale, aggiunsero nuovi volumi sul lato est e realizzarono l’allestimento neo-rococò della stanza dell’alcova al primo piano.
Il palazzo è stato acquistato dalla Regione Toscana ed ospita dal 2008 la sede della Presidenza.

Consulta  la guida alla visita >>>

Casa Rodolfo Siviero
Firenze, Lungarno Serristori, 1-3

È una palazzina in stile neo-rinascimentale affacciata sul Lungarno Serristori. Nel secondo dopoguerra fu acquistata da Rodolfo Siviero che alla sua morte, nel 1983, la donò con tutti i suoi arredi alla Regione Toscana con il vincolo di farne un museo aperto al pubblico.
Rodolfo Siviero è chiamato lo 007 dell’arte perché riuscì a riportare in Italia i capolavori trafugati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e si occupò anche di rintracciare e recuperare le opere d’arte che per varie cause scomparvero dall’Italia negli anni seguenti alla guerra. Le opere contenute nella Casa-museo non sono però legate alla attività istituzionale di Siviero, ma alla sua passione di collezionista privato.
La Casa-museo mantiene anche gli impianti (termosifoni, interruttori, lampadari) dell’epoca ed è un interessante documento del gusto, dei modi di vita e delle ambizioni culturali della borghesia colta fiorentina della metà del ‘900. È arredata con oggetti diversissimi, accostati con un gusto eclettico che mischia stili e periodi diversi. Tra le opere esposte si trovano reperti dell’antichità etrusca e romana, opere medioevali, arte fiamminga e barocca, fino ad arrivare all’arte del ‘900 con dipinti di Annigoni, De Chirico, Manzù, Soffici.
Di particolare interesse, vista l’amicizia che legava l’artista con Siviero, è il nucleo di opere di Giorgio De Chirico tra cui figura il famoso Autoritratto in costume da torero. Nei primi anni ’20 De Chirico visse e lavorò a lungo in quella che oggi è Casa Siviero, ospite del suo amico-mecenate Giorgio Castelfranco.
La Regione gestisce Casa Siviero organizzandovi mostre, conferenze e altre attività culturali.

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Museo di storia della sanità toscana
Firenze, Borgognissanti 20

Il Museo è collocato presso la sede del Centro di Documentazione per la storia dell’assistenza e della sanità, nel quartiere monumentale dell’ex-ospedale di San Giovanni di Dio a Firenze, Borgognissanti.
La storia del complesso inizia nel 1588 quando, nel preesistente “spedaletto di Santa Maria dell’Umiltà” fondato nel 1380 da Simone Vespucci, si collocarono i frati dell’Ordine Ospitaliero di San Giovanni di Dio, meglio noti come Fatebenefratelli. Alla chiusura dell’ordine, avvenuta nel 1866, l’ospedale fu ‘riunito’ al Regio Arcispedale di Santa Maria Nuova. Continuò l’attività, prima come ‘Stabilimento’ e poi come Presidio Ospedaliero dell’Azienda Sanitaria di Firenze, fino al 1983 quando venne destinato ad attività ambulatoriali e socio-sanitarie.
In sintonia con le finalità del Centro di Documentazione (volto alla conservazione, tutela e valorizzazione di quanto costituisce la storia della cura e dell’assistenza) è stato organizzato un percorso museale dove si possono ammirare arredi, suppellettili liturgiche, quadri (fra cui i famosi seicenteschi ‘capoletto’), ma soprattutto esemplari di strumenti chirurgici databili tra la fine dell’Ottocento e i primi sessanta anni del Novecento.
La visita del Museo permette di vedere le tappe scientifico-culturali della storia della medicina e dell’assistenza, le radici di ciò che è oggi la professione chirurgica.

 

Casa-studio Leonardo Savioli 
Firenze, Galluzzo, via delle Romite, 12a

Nel 1949 Savioli individua l’area per la propria casa studio in un piccolo lotto immerso tra gli ulivi dal quale si ha una suggestiva immagine del complesso della certosa del Galluzzo. Il progetto della casa nasce assieme e in sintonia con il luogo e l’ambiente: i lavori, eseguiti da una piccola impresa locale, vengono avviati nell’autunno del 1950 (l’approvazione del progetto è del 13.9.1950) e conclusi nel 1952, anno in cui i coniugi Savioli vi si trasferiscono. Agli esordi degli anni sessanta l’attività professionale dell’architetto rende necessaria la costruzione di uno studio distinto dall’abitazione: il nuovo progetto ottiene il nulla-osta della soprintendenza il 22.1.1964 e i lavori, eseguiti dalla ditta Gori Ferrero, sono avviati nel 1968 e conclusi nel 1970.

Costruito tra il 1968 e il 1970, lo studio dell’architetto Leonardo Savioli è in diretta connessione con la casa che i coniugi Savioli-Weichmann avevano già realizzato tra il 1950 e il 1952. Se il nucleo dell’abitazione appare più affine all’esperienza del Movimento Moderno, quello dello studio èinvece più vicino alle sperimentazioni brutaliste degli anni sessanta. Situato in un’area collinare di notevole valore paesaggistico, il complesso è parte integrante di un sistema di case coloniche e terrazzamenti coltivati ad ulivi che traguarda il complesso monumentale della certosa del Galluzzo, principale punto di riferimento visivo di questa porzione di territorio. Il lotto su cui sono situate le due unità della casa e dello studio è di modeste dimensioni ed è delimitato a est da via delle Romite (suggestiva e sinuosa via extraurbana racchiusa tra muri di cinta) e a monte e a valle dagli spazi verdi della case limitrofe.

La pendenza dell’area ha naturalmente suggerito a Savioli l’organizzazione del giardino su tre livelli: quello a monte è caratterizzato, sul retro della casa, dalla verde barriera dei bambù e sul fronte da un semplice manto erboso, in parte copertura dello studio sottostante; quello centrale da un lineare percorso in cotto che conduce all’ingresso dello studio, segnato da una cisterna – vasca d’acqua circolare e infine, quello a valle, da un vialetto delimitato da una siepe e da pini che sul fondo si raccorda ai due soprastanti. La copertura dello studio è stata inoltre in parte utilizzata come belvedere, dotato di panche, sulla splendida vallata.

Lo studio, anch’esso a pianta rettangolare e a volumetria compatta, si articola su di un unico livello e è qualificato all’interno dal fluire ininterrotto degli ambienti. Il fronte a valle è caratterizzato da una cortina in cemento faccia vista dalla quale emergono i plastici riquadri della panca basamentale, della porta, delle finestre e dei gocciolatoi e i tagli delle aperture e delle feritoie rettangolari, secondo una grammatica di derivazione neoplastica che Savioli aveva già avuto modo di sperimentare nelle case Bayon e Taddei e nel complesso di via Piagentina.
Elemento dominante del nuovo intervento, anch’esso come la casa con la medesima inquadratura sulla Certosa, è l’uso incondizionato del cemento: se in facciata questo si combina alla pietra dei percorsi e al rosso e nero degli infissi metallici, all’interno si unisce alle lastre di cardoso e al grigio dei mobili-parete per dare vita a un ambiente di grande raffinatezza ed abitabilità.

Particolarmente riuscito il soffitto in cemento, segnato dai serrati ricorsi delle casseforme, e la soluzione dei due pilastri la cui testa col solaio è caratterizzata da una cerniera metallica tinteggiata in rosso. Il grande vano dello studio èorganizzato longitudinalmente, grazie a dislivelli, su due diverse quote e è scandito ritmicamente dall presenza dei pilastri e del blocco dei servizi, reso come uno stereometrica cortina di cemento.

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Depliant con mappa stradale (pdf)
è possibile parcheggiare in via Santa Chiara

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