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Idee per la cultura: necessità del presente

Idee per la cultura: necessità del presente

Sabato 26 ottobre a Lucca tavola rotonda della Fondazione Mario Tobino

Relatori: Giulio Ferroni e Gloria Manghetti

Idee per la cultura: necessità del presente” è la tavola rotonda che la Fondazione Mario Tobino di Lucca organizza sabato 26 ottobre dalle 9 alle 13 a Palazzo Ducale (Sala Rappresentanza), durante la quale sarà presentato il volume “La sabbia e il marmo. La Toscana di Mario Tobino”, che restituisce i primi risultati del progetto “Cultura e arte: l’identità del territorio”.

L’iniziativa è stata presentata stamani (8 ottobre) a Palazzo Ducale dal presidente della Fondazione Mario Tobino Stefano Baccelli e dal direttore Marco Natalizi (nella foto allegata).

Questa tavola rotonda sul ruolo della cultura come necessità del nostro presente è stata affidata a due figure di spicco della cultura nazionale: il professor Giulio Ferroni, storico della letteratura italiana e curatore del progetto “Cultura e arte: l’identità del territorio” per la Fondazione Tobino, e la dottoressa Gloria Manghetti, direttore del Gabinetto Vieusseux di Firenze.

La presentazione di questo importante volume a cura del professor Ferroni – spiega il presidente della Fondazione Mario Tobino, Stefano Baccelli -, che pubblica lo stato dell’arte sul progetto interculturale che vede la nostra terra come crocevia essenziale della cultura del Novecento italiano ed europeo, è il punto di partenza per una riflessione generale sul ruolo della cultura, oggi, nel nostro Paese. Viviamo un momento nel quale abbiamo una estrema necessità di valorizzare i motori economici della nostra nazione, e in cui paradossalmente si assiste al continuo affossamento della nostra più grande ricchezza: la cultura. Da una parte, è costante il riconoscimento della centralità mondiale dell’Italia come fonte di beni e saperi culturalmente rilevantissimi, che ci vengono ammirati ed anche invidiati. Dall’altra segnali come il crollo delle iscrizioni ai licei classici ed alle università testimoniano la sfiducia nei confronti dei nostri valori culturali e l’incapacità che il nostro sistema Paese dimostra da anni nella formazione di una classe dirigente all’altezza della comprensione e reale promozione del nostro patrimonio culturale. Rinunciare al saper ben amministrare questa ricchezza non è solo, e sarebbe già abbastanza, una rinuncia alla coltivazione della nostra identità: è soprattutto non voler mettere a frutto, e quindi gettare via, un immenso bene che potrebbe da solo fruttare una fortuna in termini prima di tutto economici. È davvero paradossale che continuiamo a parlare di e a puntare sul turismo, se non ci curiamo dei motivi per cui possiamo attrarre turismo, dal paesaggio ai beni culturali, passando per la qualità della vita come bene da esportare, in tutti i suoi aspetti”.

La Fondazione Tobino – aggiunge il direttore Marco Natalizi – è l’esempio di come si possa promuovere la cultura in strettissimo legame con il territorio e in relazione a diversi aspetti culturali. Il complesso di Maggiano infatti, lungi dall’essere un museo-raccolta di cose morte, è perfettamente vivo e in grado di relazionarsi con il presente e con le persone, stimolando percorsi di conoscenza che aumentano, anziché diminuire, il valore del nostro territorio e lo arricchiscono in termini sia di senso, sia di attrattività. Ed in questo senso è pienamente un motore di sviluppo”.

Alla tavola rotonda, moderata da Andrea Tagliasacchi, membro del consiglio della Fondazione Tobino, parteciperanno i maggiori referenti istituzionali del territorio: il presidente della Provincia di Lucca e presidente della Fondazione Tobino, Stefano Baccelli, il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini e il sindaco di Viareggio Leonardo Betti.

Il progetto “Cultura e arte: l’identità del territorio”

Da Carducci che a Viareggio è nato, a D’Annunzio che si è deliziato della nostra costa, corrispondendo con Pascoli che viveva in Garfagnana, nella casa in cui ha risolto tutto il senso della sua vita, passando per uno dei più grandi maestri, Puccini, ed indagando le tracce di Ungaretti, il cui legame con Lucca ha significato moltissimo per la sua poetica, e di tanti altri tra cui lo scrittore Petroni, i giornalisti Pannunzio e Bendetti, musicisti come Catalani, per arrivare a Monicelli e Tobino. Uomini che hanno attinto forza dal legame con un territorio, quello della Toscana nord-occidentale, in cui hanno trovato valori identitari elevati ed in cui hanno potuto incontrarsi traendone valore vicendevolmente.

Da questa constatazione è nato il progetto interdisciplinare “Storia della cultura della Toscana nord-occidentale tra Ottocento e Novecento”, guidato da uno dei maggiori storici e critici della letteratura italiana, professor Giulio Ferroni, e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Valorizzare le eccellenze culturali italiane che con questo territorio hanno avuto un rapporto particolarmente significativo – spiega il professor Ferroni – significa liberare una risorsa che è già presente e che, se opportunamente tradotta, costituisce elemento di crescita collettiva e può avere delle ricadute positive sulla percezione del territorio e quindi sulla sua vocazione come meta di visite. Certo, non dobbiamo pensare solo di intercettare target già esistenti, ma di crearne di nuovi”.

Il volume “La sabbia e il marmo. La Toscana di Mario Tobino”, a cura di Giulio Ferroni, Donzelli editore

Non solo la sabbia della Versilia e il marmo delle Apuane, ma una fitta rete di dati geografici e storici, di orizzonti di vita e di lavoro, che trovano il loro centro in Lucca e nella lunga storia della sua appartata ma orgogliosa repubblica – scrive il professor Ferroni nell’introduzione -. Nella sua passione totale per la vita, nel suo immergersi nelle esperienze e nei contatti umani, nel suo sentire da dentro il respiro di questa ampia comunità che ha i suoi punti nodali nella nativa Viareggio e nella Lucca su cui gravita il luogo della suo lavoro e della sua esistenza di medico, Maggiano/ Fregionaia, e si stende a Nord fino al nido materno di Vezzano ligure (celebrato nel formidabile libro del 1956) La brace dei Biassoli), Tobino raccoglie nel modo più autentico i valori, le vibrazioni, i dati simbolici, le suggestioni culturali e fantastiche di quel mondo, che egli sa percorrere anche con un allure di cronista autobiografico, nello stesso tempo osservatore, antropologo, storico. Di quest’area geografica e umana egli è stato per così dire il singolare autobiografo collettivo, rivolto ad estrarne una possibile ipotesi di modernità libera e solida, sostenuta da un senso del concreto e dell’essenziale, scevra da patetismi, da vittimismi”.

Giulio Ferroni, Professore Ordinario di Letteratura italiana all’Università di Roma “La Sapienza”

Ha rivolto inizialmente i suoi interessi di studio al teatro e alla cultura del Rinascimento (con particolare attenzione ai modelli antropologici), al teatro del Settecento, alla teoria della letteratura, alla produzione letteraria contemporanea. Ha insegnato nell’Università della Calabria dal 1975, al 1982; dal 1982 è Professore Ordinario di Letteratura italiana all’Università di Roma “La Sapienza”.

I suoi studi sul Cinquecento italiano sono in parte raccolti nei volumi: Mutazione e riscontro nel teatro di Machiavelli (1972); Le voci dell’ istrione. Pietro Aretino e la dissoluzione del teatro (1977); Il testo e la scena (1980). Ha pubblicato altri saggi su Ariosto, Machiavelli, Castiglione, Caro, Cellini, su problemi storiografici e  sulle questioni teoriche riguardanti il Rinascimento. Ha approfondito le questioni relative al comico, con il volume Il comico nelle teorie contemporanee (1974) e con altri saggi teorici e su autori di tipo “comico” di periodi storici diversi; ha poi allargato il suo sguardo a vari aspetti della letteratura del Novecento, affrontando anche l’opera pirandelliana (tra l’altro ha curato edizioni de Il fu Mattia Pascal, Bompiani, 1994 e dei Quaderni di Serafino Gubbio, Giunti, 1994, con ampie introduzioni).
Ha raccolto l’esperienza dello studio delle più diverse zone della letteratura italiana, in una ampia
Storia della letteratura italiana, in 4 volumi apparsi presso l’Einaudi Scuola, 1991, che hanno avuto notevole risonanza e diffusione. Al piano della polemica politico-culturale appartengono le lettere raccolte nel volume Lettere a Belfagor di Gianmatteo del Brica (1994), il saggio La scena intellettuale. Tipi italiani (1998), e il più recente Dizionarietto di Robic. Centouno parole per l’altro millennio (2000). Una sintesi della sua prospettiva insieme “teorica” e militante è data dal volume Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura (1996); vari saggi sulla letteratura contemporanea sono compresi nel volume Passioni del Novecento (1999); un suo profilo su Quindici anni di narrativa è apparso negli Scenari di fine secolo, aggiornamento 2001 del Novecento della Storia della letteratura italiana Garzanti. Sui problemi della scuola il volume La scuola sospesa. Istruzione, cultura e illusioni della riforma (Einaudi contemporanea, 1997). Attualmente collabora alle pagine culturali dell’ “Unità”.

Gloria Manghetti, direttore del Gabinetto scientifico-letterario G.P. Vieusseux di Firenze

Allieva di Giorgio Luti, si è laureata a Firenze con una tesi su Mario Luzi. Dal 2007 ha assunto la direzione del Gabinetto scientifico-letterario G.P. Vieusseux ed è responsabile dell’Archivio Contemporaneo dell’Istituto fiorentino. È da tempo impegnata sulle problematiche relative alla conservazione e valorizzazione degli archivi culturali. Attualmente è presidente della Fondazione Primo Conti di Fiesole e segretaria letteraria del Premio Viareggio-Rèpaci.

Ha curato mostre e convegni su autori e movimenti del Novecento, dedicando vari contributi alla letteratura italiana contemporanea. Sulla poesia sono usciti So la tua magia: è la poesia. Diego Valeri. Prime esperienze poetiche (1994) e Sul primo Luzi (2000).

Tra i carteggi, si è occupata delle pubblicazioni: Carteggio. I. 1900-1907. Dagli “Uomini liberi” alla fine del “Leonardo” di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini (con Sandro Gentili, 2003); Carteggio. 1934-1972 di Aldo Palazzeschi e Diego Valeri (2004); Lettere a Clizia di Eugenio Montale (con Rosanna Bettarini e Franco Zabagli, 2006); Carteggio. II. 1908-1915. Dalla nascita della “Voce” alla fine di “Lacerba” di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini (con Sandro Gentili, 2008). Tra i cataloghi: Futurismo a Firenze 1910-1920 (1984); Qui non si canta al modo delle rane. Marinetti e il futurismo a Firenze (1994); Scherzi di gioventù e d’altre età. Album Palazzeschi (1885-1974) (con Simone Magherini; Polistampa, Firenze 2001); Dal Vate al Saltimbanco (2008); Bruciano le biblioteche… Il libro futurista nelle collezioni pubbliche fiorentine (con Silvia Porto; Polistampa, Firenze 2009). Tra i convegni che ha curato: Futurismo a Firenze 1910-1920 (1984); Gli anni di Solaria (1986); L’opera di Diego Valeri (1998); Diego Valeri e il Novecento (2007); Per Giovanni Papini (2008); Firenze futurista 1909-1920 (Polistampa, Firenze 2010).

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