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MASSIMO RANIERI in RICCARDO III Alla Versiliana

Prima nazionale

Venerdì 26 luglio

Ercole Palmieri per Ghione Produzioni in collaborazione con La Versiliana Festival presenta:

MASSIMO RANIERI in

RICCARDO III di William Shakespeare

traduzione e adattamento di Masolino D’Amico

regia di Massimo Ranieri

scene Lorenzo Cutuli

costumi di Nanà Cecchi

musiche originali di Ennio Morricone

“La storia la scrivono i vincitori, e così Shakespeare quando nel suo progetto di raccontare due secoli di storia inglese attraverso il regno di una successione di sovrani (Riccardo II, Enrico IV, Enrico V, Enrico VI, Riccardo Ill) arrivò all’ultimo esponente della dinastia dei Plantageneti, descrisse l’ultimo di loro secondo l’ottica della nuova casa regnante, quella dei Tudor, i cui titoli alla successione non erano proprio inossidabili. Che il trono dell’isola fosse a disposizione del più forte e spregiudicato tra molti pretendenti era prassi consolidata (Enrico II ci arrivò con l’eliminazione violenta di suo cugino Riccardo II; Enrico VI fu spodestato e poi ammazzato dalla fazione di suo cugino Edoardo IV, fratello di Riccardo 111,a sua volta ucciso in battaglia dopo appena due anni di regno): e il Richmond
di Shakespeare, futuro Enrico VII nonché padre di Enrico VIII e nonno di Elisabetta I, quest’ultima felicemente regnante al tempo del Bardo, era un pretendente dalle ambizioni
non troppo fondate. Logico che appena arrivato alla corona costui si adoperasse per annunciare al mondo di averlo liberato da un uomo indegno, avido, corrotto e crudele, per di più addirittura fisicamente deforme e respingente, secondo una descrizione che i suoi storici adottarono senza obiezioni.

Ligio all’interpretazione ufficiale, Shakespeare fa dunque di re Riccardo 111, semplicemente, un mostro. Ma poiché siamo a teatro, e un personaggio soltanto disgustoso sarebbe controproducente, ne fa allo stesso tempo un uomo dal fascino irresistibile e dall’energia travolgente. In un ambiente – quello delle alte sfere del potere – dove tutti sono corrotti, infidi e privi di scrupoli, Riccardo sa di essere molto più intelligente, più forte e più deciso di tutti. Grande manipolatore, sommo burattinaio, non trova chi gli si opponga: con la violenza o con la persuasione ottiene che gli altri assecondino i suoi progetti, ovvero gli facciano direttamente da sicario. Nella più audace scena di seduzione di tutto il teatro mondiale alla sua forza trascinatrice cede persino la figlia e vedova di coloro che egli ha assassinato.

Ma Shakespeare non sarebbe Shakespeare se il suo racconto fosse a senso unico. Mostrando il progresso inarrestabile di questo archetipo di ”villain” – uno dei primi “uomini che adorate odiare” -l’autore insinuaanche il sospetto che costui non rappresenti la clamorosa eccezione – il Male che una volta eliminato non tornerà mai più – ma piuttosto l’esasperazione della regola. Riccardo fa, cinicamente e direttamente, quello che al suo posto farebbero tutti gli altri personaggi, se possedessero la sua carica vitale.

E possiamo scommettere che anche con la sua caduta, una volta smaltita la sbornia di sangue, gli sporchi giochi della politica non cesseranno.”

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