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“Train de vie”

Ecco la nuova data per il cineforum…
…25 gennaio….
…la pioggia non si ferma più e il Carnevale sta per iniziare…
…la fine del mondo è…andata…
…ancora pochi hanno potuto vedere la grossa novità, abbiamo cambiato casa…

…non cercateci più in Piazza San Francesco, lì c’è ormai un immenso cantiere…
…ci siamo trasferiti nella nostra nuova casa a San Pietro a Vico…
…una casa accogliente ed anche più confortevole…
…in via della Stazione 267, a San Pietro a Vico, tra la vecchia stazione del paese e il vecchio Molino Pardini…
…non potete mancare, anche perché sarete curiosi di vederla…
…e poi per vedere questo film che parla di Shoah in termini da commedia…
…che ci ricorda che il 27 gennaio, due giorni dopo, è la giornata della memoria (perciò non dimenticatevi che è anche il mio compleanno 🙂 🙂 🙂 ♥ ♥ ♥)…
…un film che assieme a La vita è bella ha permesso di far conoscere a tanti la tragedia della Shoah attraverso un sorriso, anche se amaro…
…un film perciò anche divertente che speriamo vi interrogherà e vi piacerà…
…e allora care amiche ed amici siete tutti invitati venerdì sera 25 dicembre 2013 alle ore 21.00 presso la Casa San Francesco, in via della Stazione 267, a San Pietro a Vico – Lucca, per assistere assieme agli ospiti della casa il film

TRAIN DE VIE

Vi aspettiamo numerosi.
Massimiliano Andreoni
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Shoah e commedia, capitolo secondo. A suo tempo si parlò di Train de vie come di un antagonista di La vita è bella di Benigni; non mancando di sottolineare che il romeno Radu Mihaileanu lo aveva scritto prima e che un ruolo era stato offerto a Roberto. Sopite le polemiche artificiose, resta l’evidenza delle immagini. I due film sono diversissimi: in pratica, hanno in comune soltanto il progetto di raccontare una favola, con valore di parabola, sulla tragedia. Nel 1941 gli abitanti di uno shtetl dell’Est europeo organizzano una straordinaria messa in scena per sfuggire ai nazisti. Mimetizzano un convoglio ferroviario, comprato pezzo per pezzo, da treno di deportati e partono per la Terra Promessa.
Ciascun abitante del villaggio ebraico deve recitare una parte: chi il prigioniero, chi il tedesco; mentre un impiegato delle ferrovie s’improvvisa manovratore. S’innesca una specie di psicodramma collettivo, dove ciascuno tende a identificarsi sempre più col proprio ruolo. Mentre il mercante Mordechai diventa un perfetto ufficiale nazista, una fazione si converte al marxismo e istituisce il soviet del treno (prigionieri che valgono il doppio, spiega Mordechai a un nazista vero: ebrei e comunisti in un colpo solo).
Se La vita è bella è una commedia, il tono prevalente in Train de vie è invece quello della farsa, il tono temperato da un umorismo tipicamente yiddish che fa convivere comicità, dramma, malinconia. Malgrado le caratterizzazioni, un po’ macchiettistiche, di certi personaggi e la scelta di “ingenuità” con cui la storia è raccontata, i riferimenti di Mihaileanu sono molto più raffinati delle apparenze: da Cioran all’assurdo di Ionesco, al classico film di Ernest Lubitsch (ebreo dell’Est come lui) Vogliamo vivere, che nel ’42 metteva in commedia l’incubo nazista giocando proprio sullo scambio tra realtà e rappresentazione.
Altrettanto raffinate alcune battute (i dialoghi dell’edizione italiana sono curati da Moni Ovadia): quella ad esempio, che definisce lo yiddish “una parodia del tedesco, con dentro l’ironia”. Dopo infinite peripezie, incluso l’incontro con un altro treno in maschera su cui viaggiano gitani alla Kusturica (l’impressione è sottolineata dalle musiche ossessive di Goran Bregovic), la storia si avvia a un lieto fine. Ma un secondo finale rilancia l’angoscia, inquadrando tutto del racconto di Schlomo, matto del villaggio nonché ideatore dello stratagemma. Come se Mihaileanu dicesse: è l’idea di un pazzo raccontare così l’Olocausto? Forse, ma non abbiamo affatto dimenticato quel che è accaduto davvero.

Evento creato da Gruppo Volontari Carcere di Lucca

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