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Riordino delle Province: lettera aperta del Sindaco di Lucca Tambellini

Riordino delle Province: necessità di un confronto su funzioni e servizi

Sindaco Tambellini: “Nella discussione sul capoluogo Lucca non è seconda a nessuno. La nostra città merita un posto di primo piano”

Cultura, identità, autonomie locali. Tanti i concetti di cui è intrinseco il dibattito attorno alla riorganizzazione delle Province figlio del Decreto Legge “Spending Review”. Il provvedimento del Governo Monti, pur muovendo da comprensibilissimi motivi, non cerca minimamente di razionalizzare l’incerta e per certi versi caotica ripartizione di competenze di governo locale. ln quanto adottato in condizioni di dichiarata emergenza finanziaria il decreto non si propone di attuare i principi di sussidiarietà e di produttività, di distinzione di ruolo tra le diverse autonomie locali che la carta costituzionale ha cercato di promuovere attraverso la Legge numero 3 del 18 ottobre 2011 che ha modificato il Titolo V della costituzione stessa. Bisogna comunque tenere ben presente che ci troviamo ad agire in un momento storico in cui il Governo ci impone di rispondere ad obblighi europei necessari al raggiungimento del pareggio di bilancio. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, è diventato ora una condizione primaria per tutti i cittadini del Paese se non vorranno rassegnarsi a subire un costo del denaro che rischia di diventare ben 5 o 6 volte maggiore del costo dello stesso denaro in altri Stati dell’Unione.

Il dibattito attuale prende le mosse dall’esigenza di modificare la Legge e i criteri che l’hanno ispirata. Visto che si mette in discussione l’impianto normativo allora c’è necessita – non più prorogabile – di affrontare il tema del futuro riassetto delle funzioni e dei servizi poiché sono gli aspetti che interessano direttamente cittadini e imprese. E’ chiaro che in questo contesto, indipendentemente da qualsiasi riassetto che modificherà lo stato attuale delle Province, se dobbiamo discutere anche della città da elevare a capoluogo Lucca ha tutte le caratteristiche necessarie e adatte a ricoprire questo ruolo nel futuro riordino.

Foto Alcide Lucca

Oggi la disputa sembra incentrata esclusivamente sulla lotta per il comune “capoluogo” di Provincia come se un razionale ed efficiente assetto delle competenze e delle funzioni dipendesse dal luogo dove fisicamente risiede la macchina che amministra piuttosto che dalla competenza e dalla professionalità di chi governa. La buona amministrazione dipende, più che dalla localizzazione dell’hardware, dalla qualità del software.

Ora sarebbe più utile approfondire il dialogo sull’utilità delle Province stesse: quali funzioni è necessario che svolgano e quali deleghe devono trattenere, come saranno distribuite le competenze tra le città, quale riassetto si prevede per gli Enti che attualmente hanno base provinciale. Incentrare la discussione soltanto sul capoluogo sembra rinfocolare solo guerre di campanile, sentimenti a quanto pare mai sopiti. Mettere al centro la questione del capoluogo ad oggi credo non convenga a nessuno se l’obiettivo – come dovrebbe essere – è dare alla Toscana un assetto politico e istituzionale che sia al passo con i tempi, efficiente e rispondente alle esigenze di cittadini, categorie, aziende, imprese, giovani. Dobbiamo quindi incentrare la discussione muovendo da criteri chiari di efficienza e razionalità consapevoli che per il cittadino la questione è avere riscontri positivi per il peso contributivo che supporta.

Vero è inoltre che, guardando alla nostra storia di identità locale, è difficile parlare di identità Provinciale. Le Province sono in fondo un’invenzione assai recente mentre è nell’identità municipale che tutti ci riconosciamo. Lucca ad esempio entrò a far parte della Toscana soltanto nel 1847, sviluppando intanto una propria forma, una propria tradizione e una propria storia. Sorprende inoltre il silenzio su un’altra questione che sembra passare inosservata sotto la querelle in cui si vorrebbe impugnare prima di tutto la propria bandiera e farla prevalere nel nome di “capoluogo”. Secondo l’articolo 133 della Costituzione
l’ “istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione” deve essere attuato “con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione”. Viene ribadito dunque il concetto autonomistico espresso a più riprese nella Carta fondamentale. La recente Legge di riordino invece riserva ai Comuni solo un ruolo consultivo eventuale. Un aspetto che sembra non aver toccato nessuno presi tutti dal dibattito intorno alle città da nominare capoluogo.

Tuttavia, e concludo, se è del capoluogo che vogliamo parlare, ribadisco come ho già fatto e farò nelle sedi opportune che Lucca non è seconda a nessuno e può essere la prima tra tutte le città candidate. La nostra storia ha in questo senso lavorato per noi facendo di Lucca una città forte e con le strutture necessarie a detenere il capoluogo anche del nuovo riassetto. Sono pronto pertanto in quanto Primo cittadino a difendere la storia di Lucca e le sue enormi potenzialità perché la città che è protagonista da circa 2 millenni merita un posto di primo piano.

IL SINDACO DI LUCCA
Alessandro Tambellini

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