Header ad
Header ad
Header ad

Seminario sul ruolo delle fondazioni bancarie con Giuliano Amato

Ecco i contributi del seminario biennale organizzato dalle Fondazioni BML e CRL

Giù le mani dalle fondazioni

Giuliano Amato: “Insostituibili per lo sviluppo del Paese, lo Stato non deve appropriarsi del loro patrimonio”

Giù le mani dalle fondazioni. Lo ha ribadito Giuliano Amato, politico di lungo corso e, da alcune settimane, superconsulente del premier Monti in materia di finanziamento ai partiti, nell’ambito del seminario biennale promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca con il patrocinio della Provincia di Lucca, tenutosi mercoledì pomeriggio a Palazzo Ducale.

“Di fatto, ancora, oggi, dopo il tentativo della riforma Tremonti del 2001, c’è la tentazione di accaparrarsi il patrimonio delle fondazioni bancarie che negli anni hanno accumulato riserve che, nell’emergenza della crisi, sono utilizzate per salvare il Paese – ha detto Amato -. Oggi le fondazioni sono insostituibili per lo sviluppo economico e culturale italiano; sono la prima risorsa del Paese, il volano di cui disponiamo per rispondere alle difficoltà di questo momento. In questa fase c’è dunque una forte esigenza di autodifesa delle fondazioni da esercitare attraverso una diversificazione degli investimenti e la riduzione della loro presenza nelle banche conferitarie”.

Terzietà, sussidiarietà e autonomia delle fondazioni quali enti privati e no profit, sono state ribadite dall’avvocato Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, e dell’ACRI (Associazione delle Casse di Risparmio e delle fondazioni di origine bancaria) che, nel ribadire la validità della legge Ciampi in materia, ha al contempo evidenziato l’importanza della Carta delle fondazioni per dare concreta attuazione a questi principi e per migliorarne sempre di più l’efficacia. “Oggi, di fronte alla crisi – ha detto Guzzetti – la sfida delle fondazioni è quella di sostituire a uno stato sociale che non c’è più, uno welfare di comunità, al fine di preservare e sviluppare la coesione sociale, che è l’obiettivo ultimo di ogni fondazione. Ci tengo a precisare anche in questa sede che le fondazioni pagano le tasse come tutti gli altri: non sono affatto esenti dall’IMU, come qualche politico vorrebbe far credere”.

I due presidenti delle fondazioni locali hanno sottolineato l’importanza di operare in sinergia e di selezionare con attenzione i progetti in cui investire, “privilegiando – ha detto Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca – gli interventi rivolti alle fasce più deboli della società”.

“L’imperativo è fare sistema’ – ha spiegato Arturo Lattanzi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca -, secondo un modello virtuoso che fa delle risorse messe a disposizione dalle fondazioni, quel ‘catalizzatore’ di ulteriori finanziamenti di cui parla la ‘Carta’, in modo da produrre benefici effetti moltiplicativi sullo sviluppo economico e sociale del territorio e di rispondere così alla nostra missione istituzionale”.

L’incontro, a cui hanno preso parte numerosi esponenti delle istituzioni e dell’economia locale e regionale, si è chiuso sulla querelle, vecchia quanto la storia delle fondazioni, sull’opportunità o meno che queste siano proprietarie delle banche.

Di questa idea è Giuseppe Morbidelli, ordinario di Diritto amministrativo dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della Banca CR di Firenze, che nel suo intervento ha sottolineato “l’esigenza forte, specie in questo momento di crisi, che le fondazioni siano azioniste stabili delle banche, anche attraverso aumenti di capitale – ha spiegato Morbidelli che, a dimostrazione di questa tesi ha aggiunto -. Le banche che sono confluite nei grandi gruppi hanno potuto assegnare alle loro fondazioni, loro azioniste, delle rendite maggiori”.

Amato, invece, ha suggerito di ridurre la presenza delle fondazioni nelle banche, privilegiando la diversificazione degli investimenti al fine di ridurre i rischi in questo periodo di incertezza.  Guzzetti ha però evidenziato un fatto importante: “Se le fondazioni italiane non avessero messo fondi per ricapitalizzare le proprie banche, queste avrebbero dovuto essere salvate con denaro pubblico, com’è accaduto in Spagna e in Germania”.

(Foto Alcide)

Related posts

Questo sito utilizza cookie tecnici ed analitycs. Potrebbero inoltre essere installati cookie di terze parti. Proseguendo la navigazione accetti la policy del sito. Per ulteriori informazioni clicca sul link predisposto. Info | Chiudi