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“Il pitone – 18 mila giorni”

31 marzo ore 21.15 – Scuderie Granducali di Seravezza

Il PITONE – 18 mila giorni

Testo originale di Andrea Bajani
con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa
regia di Giorgio Gallione
disegno luci di Andrea Violato
musiche originali di Gianmaria Testa

Un’importantissima co – produzione realizzata col Teatro Stabile di Torino che ha raccolto un bellissimo successo nella lunga tournée realizzata nella stagione 2010-2011, un lavoro totalmente originale, a partire dal testo, scritto appositamente da Andrea Bajani (autore Einaudi), fino alle musiche, scritte appositamente da Gianmaria Testa. Gli interpreti sono Giuseppe Battiston, recentissimo Premio Ubu, e Gianmaria Testa. La regia è di Alfonso Santagata e il disegno luci di Andrea Violato. Il tema è quello del lavoro, visto attraverso la storia di uno che a 50 anni lo perde. I 18 mila giorni del titolo sono infatti i 50 anni del protagonista: contati così danno veramente l’idea di quanto scorra veloce il tempo e di quanto ne perdiamo. L’idea è nata dalla constatazione di quanto sia cambiato il concetto di lavoro in soli 18 mila giorni. Da un’idea del lavoro come DIRITTO, elemento fondante della nostra umana dignità, al trionfo del precariato attuale che si è trasformato addirittura in ricatto sociale.
“Dopo aver incarnato la grandezza cinica e disillusa di Orson Welles e aver vinto l’Ubu per quella straordinaria prova d’attore, Giuseppe Battiston torna in teatro per esplorare il terreno opposto, ma ugualmente difficile, del dar voce e corpo a un fallito, un borghese piccolo piccolo con le debolezze e i timori di tanti, che si ritrova a vivere uno dei drammi più silenziosi e anonimi, ma non meno tragici, di oggi: essere licenziato, liquidato, fatto fuori dal lavoro quando, a cinquant’anni, sul lavoro aveva costruito tutte le sue certezze (….). Un’interpretazione ricca per toni e sfumature, disperata e tragicomica, impreziosita anche dal contrappunto amaro e poetico delle canzoni che Gianmaria testa ha composto ed esegue sul palco, quasi doppio lirico dell’attore, in un gioco di specchi che, con scambi di battute, tenta di trascendere lo schema tradizionale dell’alternanza monologo-canzone”.
SIMONA SPAVENTA, “Repubblica”, 24 marzo 2011

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