28 novembre, 2014

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“L’arte della commedia” di Eduardo De Filippo

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Giovedì 1 marzo alle 21 e 15 al Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza andrà in scena “L’Arte della Commedia” di Eduardo De Filippo.

Teatro Minimo
L’ARTE DELLA COMMEDIA

di Eduardo De Filippo
regia di Michele Sinisi
con Vittorio Continelli, Michele Sinisi e gli altri attori della compagnia
collaborazione alla scrittura di Michele Santeramo
in coproduzione con Teatri Abitati, una rete del contemporaneo, progetto della Regione Puglia/Teatro Pubblico Pugliese – Festival Castel dei Mondi/Assessorato alla cultura del Comune di Andria

Oreste Campese è capocomico di una compagnia itinerante che giunge in pieno inverno in un non meglio specificato paese italiano, la compagnia ha appena subito la disgrazia del furto del camion e delle scene, ma ha ritrovato la cassa dei trucchi e dei costumi.
Campese attende di essere ricevuto dal prefetto De Caro, appena trasferito in quella sede, che decide di ricevere per primo proprio il capocomico, immaginando che quell’attore possa riservargli qualche attimo di piacevole colloquio. Si confrontano sul significato e l’importanza del teatro nella società, sull’impegno dello Stato a favore dell’arte e degli attori e la discussione si fa accesa.
Campese chiede la presenza del prefetto alla messa in scena del suo nuovo spettacolo in modo che il prevedibile afflusso di pubblico gli permetta di rimettersi in cammino coi propri soldi, ma De Caro stizzito dalla proposta di fare da “specchietto per le allodole” fa consegnare a Campese quello che crede essere il foglio di via e lo mette alla porta. Per errore, fra le mani del capocomico finisce la lista delle persone che il prefetto dovrà ricevere e l’attore, prima di andare via, lania a De Caro la sua sfida: sarà in grado di stabilire se le persone che riceverà nel corso della giornata saranno veramente chi diranno di essere e non attori della sua compagnia? In ciascuno degli incontri, De Caro cerca di capire se si tratti di attori o persone reali, senza però riuscire a risolvere l’enigma, ma alla fine Campese gli spiega che non ha importanza sapere la verità, perché le storie che ciascun personaggio ha raccontato sono fatti umani di cui lui, in quanto prefetto, dovrà comunque tenere conto, indipendentemente dalla reale identità di quelle persone.

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