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Qualcosa di strano a Lampedusa di Francesco Vignozzi

E’ stata la prima cosa che ho pensato appena ho messo piede sul molo del porto vecchio. Che ci fosse qualcosa di strano. Una incongruenza nel messaggio che fino ad allora i media stavano mostrando e la realtà che i miei occhi stavano iniziando a vedere.

Le transenne del molo sembrano dei grandi stendini verticali. Ci svolazza ogni tipo di indumento, come tante bandierine. C’era frenesia e tanta gente. Immigrati e forze dell’ordine. Due tende blu per l’accoglienza e una struttura, rivestita in pietra con gli uffici del porto, trasformata in dormitorio. Una cisterna rugginosa con tanti rubinetti attaccati per lavarsi e lavare i panni. Sei Bagni chimici. Quando sono arrivato a Lampedusa gli immigrati erano circa 6200. Sul molo camminavo tra due ali di folla. Una folla stranamente ordinata, suddivisa in settori delimitati da nastri fatti con i più svariati materiali. Ognuno di questi settori corrisponde cronologicamente a uno sbarco. Ogni settore ha un capo con la lista dei componenti. Chi è sbarcato prima verrà identificato e trasferito prima. La situazione rimaneva moderatamente tranquilla per tutta la giornata. Molti immigrati rimanevano seduti all’interno del settore, altri li trovavi in giro per il paese. Mentre camminavo mi fermavano, alcuni semplicemente per chiedere una sigaretta, altri, con molta preoccupazione, chiedevano se sarebbero stati rimpatriati, quando sarebbero stati portati in Sicilia, quando avrebbero potuto essere liberi di raggiungere le mete sognate. Germania, Francia, paesi scandinavi. Chi parlava italiano o inglese si fermava a raccontarci la sua storia, si impegnava per convincermi che sono un popolo buono. Diffida solo di quelli con le cicatrici mi disse Denija, sono sicuramente stati in carcere.

Facevo continuamente da tramite fra loro e le notizie che mi arrivavano dai media, presenti anche loro sull’isola in maniera massiccia. Cercavo di tranquillizzarli, perché era palese come la stanchezza e il freddo delle notti all’aperto e le condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano, li stavano innervosendo.

La popolazione di Lampedusa li ha accolti con generosità, dando da mangiare frutta e panini a quelli che non avevano soldi per comprarli. Via Roma era affollata, come i bar che vi si affacciano. Piazza della Libertà era diventata un punto di ritrovo. Molti immigrati passavano li la giornata, in maniera stanca, ma tranquilla.

Verso il tardo pomeriggio però il molo si ripopolava improvvisamente, i settori sfilacciati si ricomponevano e l’aria iniziava ogni volta a diventare più pesante. Era il momento in cui il Questore formava i gruppi che sarebbero stati portati al centro immigrati, al quale era proibito l’accesso ai fotoreporter e quindi visibile solo dalle recinzioni. Uno dei custodi però ci descriveva come le condizioni all’interno fossero al limite. Le forze dell’ordine serravano i cordoni e aumentavano l’attenzione. Gli immigrati sbarcati da più tempo cercavano di mettersi in evidenza, qualcuno cercava di infiltrarsi in un gruppo con più precedenza, subito però respinto, anche con violenza, dagli stesi connazionali. La tensione saliva e si accendevano tafferugli, subito sedati dalle forze dell’ordine con l’aiuto dei Mediatori Interculturali. Quelli scelti venivano portati via in fila indiana e fatti salire sui pulman. Ne partivano sette, massimo otto, poi il Questore se ne andava e la situazione tornava pian piano alla normalità. Iniziava così la preparazione alla notte, veniva distribuito il cibo e si accendevano i primi fuochi che fino a tardi avrebbero illuminato il molo.

‘Qualcosa di strano a Lampedusa – Incontro con l’autore’

domenica 5 febbraio, ore 17.00

Birreria La Casa sul Fiume, via G. Lombardi, 38 – Seravezza

La stranezza della situazione stava molto nella sua complessità. Un confronto tra chi parla e chi ascolta. Un momento in cui capire quello che succedeva in quei giorni a Lampedusa e quella che è la situazione attuale. Quello che l’autore ha voluto trasmettere con le sue immagini e come queste sono nate.

Biografia dell’autore

Mi sono avvicinato tardi alla fotografia, ma ho la costante sensazione che sia sempre troppo presto.

Ci trovammo una mattina fredda di aprile alle “Due Strade” con Stefano e Juri. La destinazione era L’Aquila. Erano passati venti giorni dalla scossa di terremoto. Non ne avevo la consapevolezza, ma quel giorno è stato l’inizio di un bellissimo e dolorosissimo viaggio tra le macerie di quei luoghi e le mie.

Quei momenti mi hanno aiutato a capire quanto il mezzo fotografico sia fondamentale per il cambiamento e quanto la sua potenza in certi casi sia disarmante.

Da quell’esperienza è nato il libro fotografico “Non c’ero mai stato prima”, la collaborazione con il progetto Terradiconfine.org, una grande amicizia (l’altra era già grande) e la convinzione che il confronto con le persone è alla base di ogni possibilità di crescita.

Successivamente ho provato a rapportarmi con altri tipi di linguaggi fotografici: gli oggetti, la moda, gli eventi.

Ma il desiderio di raccontare storie è sempre stato quello più grande e quello che mi spinge con forza ad andare avanti.

www.francescovignozzi.com | www.terradiconfine.org

Birreria la Casa sul Fiume – Via G. Lomabrdi, 38 – Seravezza

ORARIO: 19:00 – 1:00 | chiuso il lunedì

ingresso libero

Luogo: Seravezza

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