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Coreglia Antelminelli. Uno dei borghi più belli d’Italia.

Coreglia Antelminelli, insieme a Barga e Castiglione di Garfagnana, è uno dei tre “Borghi più Belli d’Italia” all’interno della meravigliosa Provincia di Lucca. Coreglia, Castiglione e Barga, tre bellissimi paesi poco distanti fra loro, che meritano una piacevolissima visita. Ecco cosa si racconta proprio di Coreglia Antelminelli sul sito del Club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Il nome

Corrilia è parola della tarda latinità che significa terra di scorrimento, luogo da cui si passa. Antelminelli è il nome della famiglia che ereditò dal celebre capitano di ventura Castruccio Castracani il potere sul borgo e il territorio circostante.

La Storia

• X sec., i primi documenti su Coreglia appartengono alla storia della Chiesa: il vescovo Gherardo cede in enfiteusi le terre di questa villa, appartenente alla Pieve di Loppia, alla famiglia dei Rolandinghi.
• XI-XIII sec., Coreglia lega le sue sorti a quelle di Lucca, da cui dipende economicamente e spiritualmente (è sotto la Vicaria di S. Martino), rimanendo coinvolta nelle feroci lotte tra guelfi e ghibellini. Acquista importanza per la sua posizione strategica, divenendo Vicaria nel 1272.
• 1316, Coreglia è conquistata, dopo un assedio di 58 giorni, dal condottiero Castruccio Castracani, capo ghibellino divenuto in quello stesso anno signore di Lucca. Nominato duca e vicario imperiale nel 1327, fu il primo a tentare la creazione di una signoria territoriale in Toscana. Per questo suscitò l’interesse di Machiavelli che ne scrisse la biografia nel 1520.
• 1341, Coreglia cade in mano ai Fiorentini, ai quali la ritoglie Francesco Castracani degli Antelminelli nel 1352. L’Antelminelli ottiene nel 1355 dall’imperatore Carlo IV la trasformazione della Vicaria in Contea, ma l’anno seguente viene ucciso dai figli di Castruccio Castracani. Gli succede il figlio Niccolao che tiene la Contea di Coreglia fino al 1369, quando Lucca decide di restaurare le antiche Vicarie, spostando la sede da Coreglia a Borgo a Mozzano.
• XV-XVI sec., salvo una breve parentesi sotto Firenze agli inizi del ‘400, il castello di Coreglia rimane nella disponibilità dei Lucchesi. Passa infatti sotto la Repubblica di Lucca nel 1438 ed ottiene nel 1562, per la sua fedeltà alla città, la costituzione del Comune, tuttora esistente.
• 1862, Coreglia aggiunge al suo nome quello degli Antelminelli, essendo stata a lungo residenza e sede di governo di questa importante famiglia.
• 1883, è istituita da Carlo Vanni la Scuola di Disegno e Plastica, a coronamento dell’attività svolta da secoli nelle valli del Serchio e del Lima, quella di figurinaio, o lavoratore del gesso. L’emigrazione dei numerosi figurinai ha consentito di diffondere nel mondo quest’arte, legata in particolare alla produzione di statuine per il presepe.

La torre di San Michele emerge tra il verde dei castagni

Siamo nella Media Valle del Serchio, la parte nord-orientale della provincia di Lucca, un angolo di Toscana stretto tra le Alpi Apuane e l’Appennino tosco-emiliano. è una zona di grande suggestione che unisce in perfetta simbiosi arte, storia e natura. I terrazzamenti con i loro vigneti e campi colorati digradano verso la valle del fiume Serchio, puntellata di paesi avvolti da un’aria tersa e pulita. Le pievi, belle nella loro semplicità, i borghi e i ruderi dei castelli sono i vigili osservatori del passare del tempo.

Tra questi paesi c’è Coreglia. Protetto dalle cime appenniniche del Giovo e del Rondinaio, si sporge verso la valle del Serchio da una rupe che, al tramonto, prende un colore rosato e sta lì da mille e più anni, all’ombra di una torre che fa da richiamo alle nuvole. La posizione tra boschi e vigneti, i resti romanici, le fortificazioni volute da Castruccio – il condottiero ghibellino – e ancora in parte visibili, lo sfondo potente delle Apuane, ne fanno una reliquia d’altri tempi: anche oggi che è diventata apprezzata località di villeggiatura estiva.

Due chiese meritano il viaggio. Quella di S. Martino è preromanica, e tra le più antiche della Lucchesia. Eretta nel IX secolo, è stata ampliata nel X con le attuali arcate interne, i sostegni, i capitelli e l’abside. Il secolo successivo ha subito altri rifacimenti, mentre l’asimmetrica facciata è dovuta a modifiche apportate nei secoli XVI e XVII, e il campanile è del 1854. Un vero scrigno d’arte è la chiesa di S. Michele, costruita nel Mille a ridosso della fortezza e della torre, trasformata poi in campanile. All’interno, l’ambone preromanico raffigurante una mucca è probabilmente il più antico sostegno di pulpito di tutte le chiese della Val di Serchio. Molto bello è anche il crocefisso ligneo quattrocentesco dagli evidenti influssi germanici, ed eccezionale è la coppia di statue di marmo raffiguranti la Madonna e l’Angelo Annunziante. Si tratta di un’opera del XIV secolo che nel panneggio della Madonna ricorda la danzatrice di Giovanni Pisano, e che potrebbe appartenere alla maniera di Giovanni di Balduccio.

Per quanto riguarda l’edilizia civile, Coreglia vanta, in un tessuto urbano d’origine cinquecentesca – anche se in buona parte modificato – diversi bei palazzi, come quello del Comune, realizzato nel 1572, e i palazzi Antonimi e Vincenti. In quest’ultimo è nato Benedetto Puccinelli, uno dei maggiori botanici italiani del primo Ottocento. Domina infine la parte alta del borgo il Palazzo Vanni, che accoglie il museo della figurina di gesso e dell’emigrazione. La visione delle Alpi Apuane che ad occidente si stagliano in faccia a Coreglia, rinforzata da quella dei colli appenninici che calano verso il Serchio, è un balsamo che lenisce i dolori del mondo. Poco lontano dal paese, il borgo fortificato di Ghivizzano, nell’Alto Medioevo compreso nelle terre di Coreglia, è ben mantenuto e conserva l’atmosfera dei secoli passati.

Il prodotto del borgo

Dai boschi vengono le castagne, i funghi e i piccoli frutti come fragoline, more, lamponi. Dai boschi di castagno e di acacia viene un ottimo miele, dai torrenti di montagna la trota “fario”, e vi è anche un marchio collettivo che identifica la carne bovina della Garfagnana e Valle del Serchio.

Il piatto del borgo

Tutti i piatti basati sulla lavorazione delle castagne, della farina dolce e dei funghi, tra cui le borghe (castagne secche bollite nel latte e servite calde con l’aggiunta di panna e zucchero) e la polenta di neccio cucinata con la farina di castagne.

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