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Lo sviluppo, il declino e la sconfitta morale

Dall’estero per Luccalive Fabrizio Barsuglia

Senza alcun dubbio è finita un epoca, la globalizzazione e lo sviluppo a ritmi frenetici di paesi considerati un tempo fuori dai circuiti internazionali sta modificando in maniera irreversibile gli scenari socio economici di tutto il pianeta. Paesi come l’India, la Cina, ma anche quelli meno conosciuti produttivamente e tecnologicamente come il Brasile e la Thailandia, iniziano a far sentire la loro presenza sui mercati globali.

La questione dello sviluppo tecnologico e legata soprattutto alla ricerca e all’approvvigionamento delle risorse energetiche a buon mercato.

Ed è proprio questo il punto di forza dei paesi neo emergenti. Adesso le materie prime e le risorse energetiche se le tengono ben strette, prima di tutto si pensa alle necessità di sviluppo interno, andando anche a ricercare altrove le risorse. Negli ultimi anni, non a caso, imprenditori cinesi hanno iniziato una vera e propria “colonizzazione” del continente africano, portando, a differenza di altri paesi, anche del benessere. Questo benessere, percepito in maniera crescente dalle popolazioni del continente nero, ha dato l’opportunità ai paesi asiatici di inserirsi nel territorio, instaurando rapporti di scambio privilegiati e corsie preferenziali nell’approvvigionamento delle materie prime e delle risorse energetiche.

I cinesi hanno avuto l’intelligenza e l’astuzia di mettersi apparentemente alla pari con i paesi del terzo mondo, a differenza degli altri che hanno sempre considerato il continente africano come la pattumiera del mondo industrializzato o un supermarket dove andare ad acquistare ciò che si desidera al miglior prezzo del pianeta. Ma le cose stanno cambiando e questa è l’ennesima sconfitta industriale, sociale, morale ed economica dei paesi occidentali.

Eppure il ragionamento non appare molto difficile, ti porto del benessere, ti aiuto seriamente e riesco a instaurare un rapporto di collaborazione serio! Tutto questo per i paesi occidentali non è più possibile. Perché? Perché nel sistema occidentale le corporazioni e le multinazionali hanno preso il posto dei mediatori politici, del resto il profitto alle spalle degli altri è alla base del loro modo di far mercato e questo lo hanno capito anche i paesi del “terzo mondo”.

Negli ultimi decenni i paesi occidentali hanno mantenuto una linea di pensiero invariata, legata ad un consumismo sfrenato che non teneva in considerazione le limitate risorse energetiche. Ma è proprio la mancanza di risorse energetiche rinnovabili e a buon mercato il motivo per cui moltissimi paesi considerati un tempo all’avanguardia stanno segnando il passo.

Tutto è legato alle risorse energetiche. Quanti di noi, negli ultimi anni, hanno assistito allo smembramento e al successivo trasferimento in altri paesi di grandissime e conosciutissime aziende italiane? Tariffe energetiche elevate, regole di mercato e pressioni fiscali hanno portato le grandi aziende ad un bivio, il fallimento o il trasferimento della produttività in paesi dove è ancora possibile produrre a costi nettamente inferiori che possono permettere alle stesse aziende di restare sul mercato con prezzi concorrenziali.

Tutto ciò, per un paese come il nostro, significa la fine di un sistema che non aveva più motivo di esistere.

Ma oltre ai prodotti, malgrado in molti se lo siano dimenticato, esistono anche i cittadini, i lavoratori, tutte quelle persone costrette al licenziamento o , nel migliore dei casi alla cassa integrazione.

Il cittadino, l’uomo, deve essere il punto centrale di un sistema che dovrebbe autoregolamentarsi attraverso leggi e regolamenti chiari ed inamovibili, senza condizionamenti e costrizioni dettate da organismi esterni . Ma così non stanno le cose.

Migliaia di lavoratori senza busta paga non vogliono dire esclusivamente migliaia di famiglie senza reddito,  ma significano anche migliaia di contributi previdenziali non versati, quei contributi che nella maggior parte dei casi venivano utilizzati per pagare le pensioni di chi già aveva dato al paese. Ma non è tutto. Le trattenute dei lavoratori servivano anche per pagare quei servizi necessari al funzionamento di un paese civile.

Quando un’azienda del territorio chiude i battenti o si trasferisce altrove è un fallimento di tutta la comunità, non solo per quei disperati che dall’oggi al domani si trovano in mezzo ad una strada.

Ma in questo sistema è meglio parlare di altro, non mettendo in luce i veri retroscena e non raccontando fino in fondo le conseguenze per tutta la collettività. Del resto è ormai noto a tutti che più dell’ottanta per cento degli italiani, quando si tratta di capire un evento di rilievo nazionale o mondiale, si fa un opinione guardando la tv, ma in tv queste cose non le dicono mai, ansi, ci dicono che tutto funziona alla meraviglia, tutto rientra nelle regole del nuovo mercato. La famosa storiella del cane che si mangia la coda.

Ed allora mi domando: perché i paesi sviluppati hanno sottovalutato, almeno all’apparenza, le questioni energetiche?

Perché nelle scelte di sviluppo non è mai stato messo in primo piano la dignità dell’uomo, del cittadino, del lavoratore?

Perché non si è messo un freno ad un sistema e non si è investito nella ricerca?

Perché alcuni paesi occidentali non si sono impegnati nei settori delle energie rinnovabili?

Forse era già tutto programmato e noi siamo solo gli spettatori di un film dal triste epilogo.

Chi si è trasferito all’estero, ed in particolare in alcuni dei nuovi paesi emergenti, queste cose le conosce molto bene. In qualche maniera rivive un momento storico già vissuto. Chi ha deciso di vivere la propria esistenza fuori dai paesi occidentali riesce a percepire meglio i cambiamenti e gli sviluppi di un paese emergente. Chi ha vissuto negli ultimi trent’anni in Italia, per esempio, si ricorderà certamente tutti i cambiamenti socio economici che si sono susseguiti. Tanto per essere chiari, voglio tornare per un attimo agli anni del boom economico, quando le persone restavano incollate alle tv per vedere gli sceneggiati tipo Dallas.

Tutti si aspettavano un futuro migliore, sognare, del resto, non costa niente,  in molti ci sono riusciti, altri si sono fatti trascinare da un modo di vivere che oggi ci ha portato a fare i conti con la realtà.

Dicono che la colpa è nostra, di noi cittadini dell’occidente, che per anni avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.

Mi viene da sorridere, amaramente, ma queste sarebbero le conclusioni dei benpensanti per giustificare un sistema sbagliato in partenza, di cui noi comuni mortali siamo solo delle “vittime annunciate”.

Fabrizio Barsuglia

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